Rimpatrio svizzeri dall'Oman, lo scalo di Dubai riprende a singhiozzo e i prezzi dei voli schizzano alle stelle
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Redazione Economia
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Due voli speciali della compagnia Edelweiss, partiti nella giornata di oggi dall’Oman e più precisamente dagli aeroporti di Mascate e Salalah, stanno facendo rotta verso Zurigo con a bordo un totale di 404 passeggeri, dei quali 215 sono cittadini svizzeri. Questi collegamenti diretti, organizzati in stretta collaborazione con il Dipartimento federale degli affari esteri, rappresentano una ancora di salvezza per i turisti rimasti bloccati nella regione del Golfo a causa dell’offensiva militare in corso, e i due velivoli sono attesi all’aeroporto di Kloten rispettivamente per le 16.30 e per le 18.30. Si tratta del secondo intervento di questo genere in pochi giorni, dopo che giovedì scorso un altro volo di Swiss era riuscito a riportare a casa 211 connazionali sempre dalla capitale dell’Oman, in un contesto di crescente isolamento aereo che sta interessando migliaia di viaggiatori.
L’aeroporto di Dubai riprena l’operatività dopo l’allarme drone
Dopo momenti di autentica paralisi, l’aeroporto internazionale di Dubai, scalo nevralgico per i flussi tra Oriente e Occidente, ha annunciato una ripresa parziale delle proprie attività, sebbene la situazione rimanga estremamente fluida e precaria. La mattina di oggi, infatti, le difese anti-aeree emiratine erano state costrette a intercettare un drone nelle vicinanze dello scalo, un episodio che ha provocato una chiusura temporanea delle piste e il conseguente blocco di decine di voli, gettando nel caos migliaia di passeggeri in transito. Le operazioni sono riprese solo in tarda mattinata, ma Dubai Airports ha raccomandato ai viaggiatori di non recarsi in aeroporto se non espressamente contattati dalla propria compagnia, poiché gli orari rimangono soggetti a continui cambiamenti e cancellazioni; anche Emirates ha comunicato che opererà con un programma ridotto fino a nuovo avviso. La fragilità della situazione è testimoniata da un secondo allarme, sempre nella giornata di oggi, con i residenti che hanno udito forti esplosioni dovute a nuovi intercettamenti sopra la città, un copione che si ripete e che alimenta l’instabilità dell’intero sistema dei trasporti.
Il caro-voli colpisce le tratte dall’Asia: aumenti fino al 900%
L’onda lunga del conflitto, che vede gli Stati Uniti di Trump nuovamente protagonisti in Medio Oriente, si sta abbattendo con violenza inaudita sui prezzi dei biglietti aerei, in particolare sulle rotte che collegano l’Europa all’Asia. La chiusura dello spazio aereo mediorientale e dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una parte fondamentale del petrolio mondiale, ha innescato una impennata speculativa senza precedenti, con rincari che in alcuni casi hanno superato il 900% nel giro di ventiquattro ore. Sulla tratta Singapore-Milano, ad esempio, il prezzo minimo è balzato da 254 a 1.876 euro, mentre per collegamenti come Singapore-Francoforte si è arrivati a cifre folli, superiori ai settemila euro, sintomo di una domanda che si riversa su poche rotte alternative ancora operative. A ciò si aggiunge l’aumento del costo del carburante, con il cherosene per aviazione che ha già visto incrementi superiori all’80%, una pressione che le compagnie aeree, da Wizz Air a Lufthansa, stanno già scaricando sui viaggiatori e che rischia di tradursi in rincari strutturali del 20-30% anche per il medio periodo, coinvolgendo inevitabilmente anche i collegamenti da e per l’Italia.
Il turismo veneziano incassa le prime disdette
Il riverbero di questa crisi geopolitica, del resto, non si ferma ai soli cieli mediorientali ma arriva a lambire settori economici apparentemente lontani dal fronte, come dimostra quanto sta accadendo in Laguna. A Venezia, il settore alberghiero sta iniziando a registrare un numero consistente di disdette, un fenomeno che nei primi giorni del conflitto riguardava quasi esclusivamente viaggiatori provenienti da Israele o da aree direttamente coinvolte, ma che ora si sta allargando a una platea ben più ampia, inclusi turisti dal Giappone e dall’area del Golfo Persico. Sebbene la città sia percepita come sicura dai viaggiatori europei e americani, l’incertezza sugli spostamenti e le difficoltà nei collegamenti aerei stanno spingendo molti a cancellare, con picchi del 60-70% in alcune strutture e una preoccupazione diffusa per l’impatto che questo potrebbe avere sull’intera stagione, complice anche l’aumento dei costi energetici che rende il viaggiare più oneroso per tutti.




