La nuova Audi RS 5 ibrida debutta con 639 cavalli e un torque vectoring che ridisegna la trazione
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Redazione Economia
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La casa di Ingolstadt, come anticipato da numerosi indiscreti che avevano raccolto il testimone delle ultime间谍foto invernali, ha finalmente svelato la sua ultima creatura: la nuova Audi RS 5, erede diretta – e per certi versi ribelle – della celebrata RS 4. E lo ha fatto con una mossa che segna uno spartiacque netto nella filosofia della divisione sportiva, abbracciando l’elettrificazione senza però rinunciare a quella furia termica che da sempre ne caratterizza l’anima. Sotto il cofano, a dispetto di chi temeva una progressiva castrazione delle emissioni, pulsa un V6 2.9 TFSI biturbo, lo stesso che ha fatto la fortuna delle generazioni precedenti, ma affiancato ora da un’unità elettrica che trasforma l’assetto in un ibrido plug-in (PHEV), una primizia assoluta per il reparto Audi Sport. La potenza complessiva, un dato che farebbe impallidire molte supercar di appena un lustro fa, tocca i 639 CV.
Torque vectoring elettromeccanico, l’arma segreta contro i 15 millisecondi
Ciò che però rende davvero unica questa nuova RS 5, al di là della mera potenza di picco che già di per sé costituisce un biglietto da visita eloquente, è l’introduzione di un sistema di torque vectoring elettromeccanico completamente inedito per il marchio. A differenza dei tradizionali differenziali autobloccanti o delle semplici frenate sulle ruote interne in curva – soluzioni che ormai mostravano i loro limiti nell’era delle power unit ibridificate – questo nuovo dispositivo agisce indipendentemente sulla ripartizione della coppia tra le due ruote posteriori, senza alcuna correlazione diretta con l’energia erogata dal motore termico o dall’elettrico. Ne consegue una capacità di trasferire la spinta sul terreno in appena quindici millisecondi, un intervallo di tempo impercettibile per il pilota ma che, sulla strada o su un circuito, si traduce in una tenuta di volta monumentale. La trazione integrale quattro, storica firma di Audi, viene così esaltata da un controllo di coppia attivo che lavora in simbiosi con le sospensioni e lo sterzo.
2,4 tonnellate di dinamica: la sfida al peso e al drift
C’è un paradosso ingegneristico che aleggia intorno a questa vettura, e riguarda la bilancia: nonostante l’adozione del pacco batterie e dell’intero apparato ibrido, che ne pompa la massa fino a sfiorare le 2,4 tonnellate, la nuova RS 5 Avant si presenta con una agilità sorprendente. Il centro di gravità, abbassato proprio grazie alla disposizione dei moduli elettrici sotto il pianale, aiuta a mascherare quel peso che sulla carta rappresenterebbe un’eredità nefasta per una station wagon sportiva. Eppure, i primi riscontri dinamici – quelli che emergono dalle prove su asfalto e dalle analisi del comportamento in percorrenza – raccontano di una vettura capace di affrontare il drift con una precisione quasi innaturale. Il torque vectoring elettromeccanico, gestendo in maniera indipendente la coppia su ciascuna ruota posteriore, consente di sovrasterzare in modo controllato, dosando la spinta millimetro per millimetro. Non si tratta più solo di uscire di curva con violenza, ma di farlo cesellando l’angolo di derapata come fosse un disegno tecnico.
L’addio alla RS 4 e l’eredità del V6 biturbo
La transizione dalla denominazione RS 4 a RS 5 non è un mero esercizio di marketing; rappresenta piuttosto l’atto formale con cui Audi Sport archivia una generazione (quella della berlina e della Avant a pura combustione) per aprirne un’altra che guarda all’elettrificazione senza complessi di inferiorità. Il V6 2.9 TFSI rimane il cuore pulsante dell’operazione, un propulsore che ha dimostrato negli anni una duttilità encomiabile, capace di erogare coppia in abbondanza già dai regimi più bassi. Abbinato all’unità elettrica, che funge sia da riempitivo nei frangenti di transizione sia da vero e proprio booster negli scatti più decisi, il termico si trova a lavorare in un ecosistema dove i vuoti di erogazione sono stati virtualmente cancellati. La vettura, presentata alla fine di febbraio, non si limita quindi a offrire uno scatto bruciante; restituisce una progressività di spinta che mancava alle ibride di prima generazione, spesso accusate di risposte on-off poco graduate.




