Tremila di nuovo in corteo per Gaza, mentre la tregua non placa le proteste
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Redazione Interno
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Via Rizzoli, a Bologna, si è trasformata in un tappeto umano, un fiume di persone che, all'ombra delle Due Torri, applaudiva e sventolava le bandiere palestinesi. Bambini, adulti, giovani e anziani; studenti e lavoratori: non mancava nessuno all'appuntamento, indetto per “una pace giusta” dai tre bolognesi che si erano imbarcati sulla Global Sumud Flotilla. Quei manifestanti, arrestati in acque internazionali dall'esercito israeliano e rilasciati dopo giorni di prigionia da loro stessi definiti “disumani”, sono diventati il simbolo di una mobilitazione che persiste. “Siamo, insieme, un’unica Flotilla”, hanno dichiarato dalla piazza, ribadendo un concetto che molti di loro ripetono come un mantra: “E noi non ci fermeremo finché la Palestina non sarà libera, finché tutti i popoli non saranno liberi”.
La domanda che rimane sospesa
Ora che perfino Hamas annuncia che “la guerra è finita”, una domanda, quasi palpabile, rimane sospesa nell'aria: e adesso? Per chi, contro chi, o per cosa manifesterete? Quando le armi taccioni – e, va ricordato, oltre a Gaza permangono l’Ucraina e un’altra cinquantina di conflitti, ancor più gravi e duraturi, in giro per il mondo – si misura la coerenza di chi diceva di voler solo la pace, malcelando magari secondi fini. Chi ha riempito le piazze per chiedere la fine dei bombardamenti, insieme a chi ha seminato violenza e distruzione, non deve sentirsi sconfitto, ma nemmeno autoassolto.
Le proteste continuano nonostante l'intesa
Nonostante l'accordo di pace tra Israele e Hamas, gli irriducibili del mondo pro-Palestina continuano con blocchi, cortei e sit-in un po' in tutta Italia. In attesa dell'iniziativa in programma a Udine, in concomitanza con la partita Italia-Israele valevole per le qualificazioni ai prossimi Mondiali di calcio, una città già blindata che si prepara a vivere ore di alta tensione. Molti altri centri, infatti, hanno visto – anche in questo sabato caratterizzato dall'intesa in Medio Oriente – sfilare cortei dominati dalle solite parole d'ordine contro lo Stato Ebraico.
Il silenzio eloquente di Reggio Calabria
A Reggio Calabria, intanto, è scesa in strada la voce del silenzio per la Palestina libera. Il passo scandito dalla sola campana di una batteria e dallo sventolio delle bandiere di uno Stato della Palestina – uno Stato che ancora non c’è – ha attraversato il corso Garibaldi. Da piazza De Nava fino a piazza Italia, il corteo silenzioso è passato in mezzo al passeggio del sabato sera, in mezzo ai negozi ancora aperti e illuminati, accompagnato da un brusio di fondo fatto di sguardi e domande non dette. “C’è un popolo che torna a casa senza averne più una”, è il pensiero che univa i partecipanti, mentre ai margini della marcia molti si chiedevano il motivo di quelle proteste nonostante la pace.




