La Fenice, il successo di pubblico non placa le proteste

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il successo dell’inaugurazione della stagione lirica 2025-26, celebrato da un’accoglienza trionfale di applausi, non è riuscito a stemperare le polemiche che continuano a imperversare attorno alla controversa nomina di Beatrice Venezi alla direzione musicale del Teatro La Fenice. Un’ombra lunga, quella del malcontento, che si allunga nonostante i festeggiamenti per il La Clemenza di Tito, al termine del quale una pioggia di volantini lanciati dal loggione ha ricevuto il consenso di una parte significativa del pubblico, segnando una continuità di un’agitazione, portata avanti da orchestra, coro e maestranze, che procede ormai ad oltranza e che trova un eco sempre più ampio al di là del palcoscenico.

I numeri degli abbonamenti e la risposta dei sostenitori

Se le note predominanti nelle settimane passate sono state quelle del dissenso, oggi, a contrappuntare il coro di proteste, risuona una melodia diversa, intonata da chi vede nella nuova direzione un motivo di rinnovato vigore. A innescare questo cambio di registro, come ha sottolineato l’esponente politico Speranzon affermando che “i numeri non mentono”, sono infatti i dati concreti degli abbonamenti, i quali registrano un’impennata del 7% rispetto all’anno precedente. Una crescita, che tradotta in unità significa ben ottanta abbonamenti in più, si configura come un incremento triplo rispetto alla tendenza consolidata degli ultimi anni, la quale si attestava su un progresso annuo molto più contenuto, compreso tra il due e il tre percento.

Polemiche incrociate e il caso di un presunto falso giornalistico

La disputa, che non conosce tregua, si è intanto arricchita di un nuovo capitolo, tutto giocato sulle colonne dei giornali e nelle piazze digitali. Il sito Dagospia, che per l’occasione si è auto-ribattezzato con il termine “Dago-svista”, ha infatti accusato il “Secolo d’Italia” di aver attribuito a Beatrice Venezi i sette minuti di applausi tributati dalla platea al termine della ‘prima’ veneziana, alimentando un equivoco secondo cui a dirigere l’opera fosse stata la neo direttrice artistica. Una ricostruzione, questa, definita senza mezzi termini un “falso”, che ha aggiunto ulteriore legna al fuoco di uno scontro già particolarmente acceso, il quale vede schieramenti contrapposti non solo all’interno del mondo della cultura ma anche a livello politico, con esponenti del partito democratico che hanno rivolto al sindaco domande puntuali su come abbia intenzione di risolvere un conflitto tanto profondo.

Lo scenario attuale di un teatro diviso

Sullo sfondo di queste vicende, il teatro procede dunque la sua programmazione in un clima di tensione latente. La protesta delle maestranze, che pure non ha intaccato lo svolgimento regolare degli spettacoli, rimane un fiume carsico pronto a riemergere, come dimostrato dalla distribuzione dei volantini durante una delle serate più importanti. Mentre da un lato si esibiscono artisti del calibro di Ivor Bolton alla direzione d’orchestra e Paul Curran alla regia per il *Tito*, dall’altro il malessere interno persiste, dipingendo il quadro di un’istituzione culturalmente viva e capace di attrarre nuovo pubblico, ma al tempo stesso segnata da una frattura interna che appare tutt’altro che sanata.

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