La Juventus insorge dopo Inter-Juve: Comolli e Chiellini contro La Penna e il sistema arbitrale
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Redazione Sport
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L’epilogo del derby d’Italia, vinto dall’Inter di Cristian Chivu al novantesimo minuto, ha scatenato l’ira della dirigenza bianconera, una furia che si è concretizzata in attimi di tensione negli spogliatoi e in dichiarazioni al vetriolo affidate ai microfoni. Al centro della contestazione, com’è naturale che sia, la decisione dell’arbitro La Penna di estrarre il secondo cartellino giallo nei confronti di Pierre Kalulu al termine del primo tempo, un provvedimento che ha lasciato la Juventus in dieci uomini per quasi tutta la ripresa e che, di fatto, ne ha condizionato l’approccio alla partita. La sensazione, palpabile nelle parole dei dirigenti juventini, è quella di aver subito un torto grave e, soprattutto, evitabile.
Nell’intervallo, i corridoi che portano agli spogliatoi sono stati teatro di un acceso confronto. L’amministratore delegato Damien Comolli e il responsabile dell’area strategica Giorgio Chiellini, affiancati dall’allenatore Luciano Spalletti, hanno affrontato il direttore di gara per manifestargli tutto il loro dissenso -7. Un’azione veemente, la loro, che testimonia quanto la società bianconera consideri l’episodio non un semplice errore umano, bensì il sintomo di un malessere più profondo e radicato nel sistema arbitrale italiano. Non è stata, quindi, soltanto la rabbia a caldo per un’espulsione subita, ma la riprova di una mancanza di struttura e di criteri uniformi, un concetto che Chiellini avrebbe poi ribadito con forza davanti alle telecamere.
“La Penna non è adeguato, così non si può andare avanti”
Il director of Football Strategy della Juventus, Giorgio Chiellini, non ha usato mezzi termini nel commentare la prestazione della terna arbitrale. Intervenuto ai microfoni di Sky Sport, ha puntato il dito contro la mancanza di una preparazione adeguata per simili appuntamenti, definendo l’accaduto “inaccettabile” per lo spettacolo che il calcio italiano offre al mondo -2. Secondo Chiellini, è evidente come manchi una struttura all’altezza della Serie A e come la scelta di affidare una partita così delicata a La Penna si sia rivelata inadeguata. Il riferimento implicito, ma neppure troppo velato, è andato al designatore arbitrale Gianluca Rocchi: "Sento sempre dire ‘andrò via, andrò via’, vediamo cosa succede…”, ha dichiarato l’ex capitano, lasciando intendere che la pazienza sia ormai esaurita e che qualcuno debba infine assumersi la responsabilità di un gruppo che, a suo giudizio, non funziona.
Chivu: “Il tocco c’è, anche se lieve. Un giocatore esperto deve tenere le mani a casa”
Sul fronte opposto, Cristian Chivu ha offerto una lettura dell’episodio che, seppur di parte, si è distinta per onestà intellettuale e pragmatismo. Il tecnico rumeno, alla sua prima vittoria in uno scontro diretto sulla panchina nerazzurra, ha riconosciuto la dinamica del contatto tra Bastoni e Kalulu, evitando di cadere nella trappola della giustificazione a tutti i costi. “Per me è un tocco leggero, ma è un tocco – ha ammesso Chivu in conferenza stampa – e bisogna ammetterlo” -1-4. Un’ammissione che non gli ha impedito, però, di ribaltare la prospettiva: l’errore, semmai, è stato commesso da Kalulu, il quale, gravato già da un’ammonizione, non avrebbe dovuto mettere l’arbitro nella condizione di dover prendere una decisione. “Un giocatore d’esperienza come lui – ha aggiunto Chivu – le mani, in certe circostanze, deve tenerle a casa. Io, al suo posto e con un giallo addosso, non avrei allungato le mani” -6. Una posizione, la sua, che sposta l’asse del dibattito dalla soggettività del tocco alla responsabilità individuale del giocatore in campo.
A nulla è valso, per la Juventus, il pareggio trovato in inferiorità numerica grazie alla determinazione di Locatelli e compagni, perché la partita è poi scivolata via sul finale, regalando all’Inter i tre punti e una buona iniezione di fiducia per il prosieguo della stagione. I nerazzurri, come ammesso dallo stesso Chivu, hanno probabilmente vinto una partita non bella, ma condotta con il cuore e con quel pizzico di cinismo che era mancato nei precedenti scontri diretti -1. La Juventus, invece, oltre alla sconfitta, dovrà fare i conti con la sensazione di aver subito un’ingiustizia che rischia di lasciare il segno, alimentando un clima di sfiducia nei confronti della classe arbitrale che appare difficile da ricucire.




