Attacco di droni su Dnipro, tre morti e dieci feriti: nella notte nuovi raid russi anche su Odessa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’aria, nella notte ucraina, si è riempita ancora una volta del rombo sordo dei droni Shahed, quelle armi a bassa velocità ma cariche di esplosivo che Mosca utilizza ormai da mesi per logorare le difese civili e psicologiche del paese. Il 23 aprile, la loro traiettoria è andata a schiantarsi contro un condominio di tredici piani a Dnipro, città del sud-est che per la sua posizione strategica sul fiume omonimo è diventata un bersaglio quasi quotidiano. L’impatto – raccontato in poche righe dai servizi di emergenza locali – ha parzialmente disintegrato la struttura, provocando poi incendi che hanno avvolto un edificio amministrativo, un negozio e diverse automobili parcheggiate nelle vicinanze. Il bilancio, ancora provvisorio come sempre in queste fasi, parla di tre persone uccise e altre dieci rimaste ferite, un numero che include purtroppo due bambini.

Il doppio fronte aereo: Dnipro e Odessa sotto choc

A centinaia di chilometri di distanza, quasi in contemporanea, un altro attacco aereo – stavolta missilistico – si è abbattuto su Odessa, la perla del Mar Nero. I servizi di emergenza, tramite il loro canale Telegram, hanno confermato due morti e quattordici feriti a seguito dei raid che hanno colpito quattro distinti edifici nella città portuale. Non si tratta, va detto, di episodi isolati: l’Ucraina è infatti sottoposta a bombardamenti quotidiani di droni e missili dal febbraio 2022, quando la Russia ha dato il via all’invasione su larga scala. Solo il giorno prima, ieri, gli attacchi avevano già causato quattro vittime tra Dnipro centrale e Zhytomyr, nell’area nord-occidentale.

Le penetrazioni russe a Sumy e Kharkiv: la "zona cuscinetto" del 2024

Se i raid aerei colpiscono le città, sul terreno le forze di Mosca continuano a premere lungo i confini nordorientali. Secondo un’analisi pubblicata dalla Rivista Italiana Difesa a firma di Francesco Bossi, nei primi mesi del 2026 i reparti russi del cosiddetto Gruppo SEVER (Nord) hanno condotto una serie di incursioni partendo dagli oblast russi di Kursk e Belgorod, penetrando in diverse località degli oblast ucraini di Sumy e Kharkiv. Queste operazioni, spiega il report, non sono una novità assoluta: affondano le loro radici nelle strategie già avviate nel 2024, quando Mosca aveva iniziato a costruire quella che definiva una “zona cuscinetto” lungo il confine bilaterale. Un modo, quello russo, per allontanare le forze di Kiev dai propri centri logistici e per rendere più difficile qualsiasi controffensiva ucraina in direzione di Belgorod.

Zelensky e il prestito Ue: l’ombra lunga dei negoziati

In questo quadro di violenza quotidiana, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha legato una parte delle sue ultime dichiarazioni a uno strumento finanziario: il prestito europeo. Secondo quanto riferito nell’aggiornamento del 24 aprile, Zelensky avrebbe sottolineato come questo prestito possa spingere la Russia verso un tavolo negoziale, un’affermazione che però – come tutte quelle in tempo di guerra – andrà verificata sui fatti più che sulle parole. Nel frattempo, a Bruxelles, il premier belga Bart De Wever ha aperto un altro fronte politico: quello dell’allargamento dell’Unione a Kiev. «Penso che dovremmo avviare i negoziati per l’adesione dell’Ucraina all’Ue – ha dichiarato –. Noi, come Belgio, siamo favorevoli a un approccio basato sul merito, ma sappiamo tutti che può richiedere molto tempo». Per questo, ha aggiunto, «la discussione su un’Europa a più livelli è molto rilevante», ipotizzando un «modello a cipolla» con molti livelli di cooperazione. Parole che non trovano però, al momento, alcuna traduzione operativa sul campo di battaglia.

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