Svezia-Italia Under 21, la formazione viola di Baldini che non si ferma più

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Nazionale Under 21, nel tentativo di rincorrere la Polonia capolista del girone E di qualificazione agli Europei del 2027 – quelli che si disputeranno tra Albania e Serbia – ha affrontato la Svezia a Boras con un’identità tattica ben precisa e un colore dominante nello spogliatoio. Silvio Baldini, il commissario tecnico, ha ridisegnato gli equilibri del 4-3-3 affidando le chiavi della manovra a un gruppo di calciatori che, per formazione o per prestito, gravitano nell’orbita della Fiorentina. La conferma arriva dalla linea difensiva e dal cuore del centrocampo: Pietro Comuzzo, pilastro della retroguardia viola, e Cher Ndour, mezzala dal fisico importante e dotata di visione di gioco, sono stati indicati tra i titolari indiscussi, confermati dopo la prova contro la Macedonia del Nord e pronti a gestire il possesso in territorio svedese.

L’avversario, la Svezia Under 21, si è presentato al cospetto degli azzurrini con un modulo speculare ma con un approccio diametralmente opposto: il 4-4-2 disegnato dal ct Backstrom puntava a chiudere gli spazi, cercando di sfruttare la fisicità dei due attaccanti centrali, Omorowa e Rafferty, per impensierire la retroguardia italiana. Per l’Italia, la partita rappresentava un banco di prova delicato non solo per la classifica – con la Polonia che viaggia a punteggio pieno – ma anche per testare la solidità di un progetto tecnico che sta cercando di amalgamare giovani talenti sparsi per l’Europa. La scelta di Baldini, in questo senso, è parsa chiara fin dalle prime battute: affidarsi a chi ha già maturato minutaggio nelle massime serie, come dimostra la presenza di Davide Bartesaghi (Milan) a coprire la fascia sinistra e di Michael Kayode a destra, con il capitano Luca Lipani a dettare i tempi in mediana.

L’inerzia della gara, almeno stando a quanto filtrato dallo sviluppo della diretta, ha preso una piega netta già nella prima frazione di gioco. La forza del doppio vantaggio ha permesso agli ospiti di gestire il pallone con una padronanza che rasentava la gestione “a proprio piacimento”, una maturità tattica che Baldini cercava dopo i cali di tensione visti in passato. Intorno alla mezz’ora, l’azione che ha maggiormente sintetizzato la qualità della manovra italiana è partita dai piedi di Koleosho – l’esterno del Paris FC – capace di servire in mezzo all’area un taglio perfetto di Ndour; il tocco del centrocampista, purtroppo per le sue ambizioni personali, si è perso di un soffio a lato, mancando la possibilità del tris personale dopo essere già andato a segno in precedenza.

La ripresa ha confermato il copione della prima frazione, con l’Italia che ha mantenuto il controllo senza mai rinunciare a pungere. Gli inserimenti dei nuovi innesti, che Baldini ha iniziato a gettare nella mischia dal 55' in poi – con Cherubini e Venturino che hanno preso il posto rispettivamente di Fini e Dagasso – hanno mantenuto alta l’intensità. La Svezia, dal canto suo, ha provato a reagire affidandosi alla velocità delle seconde linee, ma il muro eretto da Chiarodia e Comuzzo, insieme all’attenzione del portiere Palmisani, ha reso vani i tentativi di riaprire la contesa. La gestione finale del match, con la sostituzione di Tolf costretto a lasciare il campo per Sjostrand a causa di uno scontro in area, ha rappresentato l’epilogo di una serata in cui gli azzurrini hanno dimostrato di saper interpretare la gara con la giusta dose di cinismo e personalità.

La manovra e le scelte tecniche nel dettaglio

Il segnale più forte inviato da Baldini, al di là del risultato positivo, è stata la continuità. L’ossatura viola della squadra – con Ndour e Comuzzo protagonisti – ha rappresentato un asse portante su cui l’intera manovra offensiva ha potuto contare. Nonostante le molteplici opzioni a disposizione in panchina, tra cui spiccavano le prime chiamate per elementi come Ahanor, il tecnico ha preferito non stravolgere l’undici che aveva già mostrato segnali di crescita. Ne è derivato un possesso palla fluido, capace di stancare gli avversari e di trovare varchi soprattutto sulla corsia mancina, dove Bartesaghi e Koleosho hanno creato costantemente superiorità numerica.

In un contesto di qualificazione dove ogni errore può risultare fatale nella rincorsa alla Polonia – unica squadra a punteggio pieno nel raggruppamento – la partita di Boras ha confermato che il percorso di crescita degli azzurrini procede su un binario netto. L’attenzione ai dettagli, dalla gestione del pressing asfissiante mostrato nel primo tempo alla capacità di abbassare il baricentro nei minuti di maggiore sofferenza fisica imposti dalla nazionale scandinava, ha restituito l’immagine di un gruppo solido. I cambi, con l’ingresso di Cherubini in luogo di Fini, hanno inoltre garantito quella freschezza atletica necessaria per mantenere alta la pressione sull’uscita palla avversaria, senza mai concedere agli svedesi l’illusione di poter ribaltare l’esito del confronto.

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