Oscar 2026, l'Italia esclusa dalla corsa al miglior film internazionale: fuori dalla shortlist il film di Costabile
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La novantottesima edizione degli Academy Awards, il cui evento si terrà il prossimo 15 marzo, sarà caratterizzata da un elemento di assoluta novità, ossia l’introduzione della statuetta per il miglior casting, una decisione che l’Academy ha maturato dopo anni di discussioni e che, inevitabilmente, concentrerà l’attenzione degli addetti ai lavori sulle dinamiche produttive. Tra i titoli che hanno superato questa prima, inedita scrematura, spiccano produzioni già acclamate dalla critica come "Marty Supreme", "Hamnet" e "Una battaglia dopo l’altra", affiancate da pellicole dal respiro più intimo quali "Sentimental Value" e "I peccatori", mentre scelte più audaci, come "Sirât" e "Weapons", dimostrano la volontà di guardare anche a linguaggi cinematografici differenti. Una menzione a parte merita "Frankenstein", il colossal di Netflix costruito con ambizioni premiate dai recenti riconoscimenti ai Golden Globe per i suoi interpreti, che si presenta dunque come uno dei candidati più solidi in questa categoria appena nata.
L'assenza dell'Italia e il panorama internazionale
Se la nuova categoria offre spunti di riflessione, l’annuncio delle shortlist in dodici settori ha registrato, per l’Italia, una netta battuta d’arresto. Dopo le soddisfazioni degli anni passati, con "Io Capitano" e "Vermiglio" a tenere alta la bandiera tricolore, la candidatura di "Familia", il film diretto da Francesco Costabile, non è riuscita a entrare nella lista dei preselezionati per l’Oscar al miglior film internazionale, una circostanza che, sebbene non inattesa da parte di molti osservatori, segna una pausa nella presenza italiana nella massima competizione hollywoodiana. La commissione selezionatrice nazionale, i cui criteri sono spesso oggetto di dibattito, ha quindi visto la sua scelta non recepita dall’Academy, lasciando il campo libero ad altre narrazioni.
I favoriti e le storie in primo piano
Il quadro che emerge dalla shortlist per il riconoscimento principale dedicato al cinema non anglofono è infatti dominato da titoli di forte impatto politico e artistico. Tra i dodici selezionati, tre pellicole affrontano direttamente la questione palestinese, portando sul palcoscenico degli Oscar storie di forte attualità e tensioni geopolitiche. Il favorito per la vittoria finale è unanimemente considerato "Un semplice incidente", opera del maestro iraniano Jafar Panahi, che gode del sostegno produttivo francese; a fargli concorrenza, seppur come outsider, si profila "Sound of Falling", un’opera heimatiana della regista tedesca Mascha Schilinski, imbevuta di un lirismo che ricorda il cinema di Tarkovskij e destinata a essere distribuita in Italia nel prossimo febbraio. Queste proposte, molto diverse tra loro, dimostrano come la shortlist premi la profondità della ricerca registica piuttosto che il semplice appeal commerciale.
Le altre categorie e il futuro della kermesse
Mentre si attende l’annuncio delle candidature ufficiali, previsto per le prossime settimane, l’attenzione si sposta anche sulle altre categorie tecniche rese note, dalle quali l’Italia non è completamente esclusa, trovando uno spiraglio di consolazione nei cortometraggi d’animazione. La macchina organizzativa della cerimonia procede dunque senza intoppi, in un clima politico internazionale, segnato dalla riconferma di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, che potrebbe aggiungere ulteriori livelli di lettura a una kermesse da sempre anche specchio delle contraddizioni della società americana. La competizione, come di consueto, si preannuncia serrata, con studi maggiori e produzioni indipendenti pronte a sfidarsi per ottenere il riconoscimento più ambito dell’industria cinematografica mondiale.




