Lo spread tra Btp e Bund si mantiene stabile sotto i 62 punti, con il rendimento del decennale italiano in lieve calo al 3,36%

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Prosegue la fase di sostanziale stabilità per il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, con lo spread che si mantiene su livelli che solo fino a pochi mesi fa sarebbero apparsi inimmaginabili. Nella seduta odierna, il 17 febbraio, il differenziale di rendimento tra il Btp decennale benchmark e il Bund tedesco di pari durata ha aperto a 62 punti base, registrando un lieve rialzo rispetto ai 61 punti della chiusura precedente, un movimento al rialzo dovuto principalmente a un'ulteriore flessione dei rendimenti dei titoli tedeschi scesi ormai stabilmente al di sotto della soglia del 2,80% -2. Il rendimento annuo del Btp italiano con scadenza 1° febbraio 2036, quello assunto come riferimento, si è attestato al 3,35% in apertura, in ribasso rispetto al 3,37% della chiusura di ieri, per poi assestarsi nel corso della mattinata attorno al 3,36% -2.

Il quadro del differenziale e il confronto con le recenti sedute

Questi valori confermano una tendenza ormai consolidata da inizio anno, che ha visto il differenziale comprimersi in maniera significativa, toccando livelli che non si registravano dall'estate del 2008, prima del crollo di Lehman Brothers. Basti pensare che ad aprile del 2025 lo spread decennale viaggiava attorno ai 120 punti base, esattamente il doppio dei valori attuali, e che il 4 febbraio scorso il differenziale sui titoli a due anni si è ridotto a soli sei punti, facendo persino ipotizzare a molti analisti un possibile storico sorpasso dei rendimenti italiani su quelli tedeschi sulle scadenze brevi, un traguardo a cui punta anche la Spagna. La stabilità odierna, pur con un lieve aumento di qualche decimale, si inserisce dunque in un contesto di fiducia dei mercati nei confronti del debito pubblico italiano, una fiducia che si traduce in un costo del finanziamento dello Stato notevolmente ridotto.

Le dinamiche dei rendimenti e il contesto europeo

La lieve risalita dello spread in apertura di giornata, come accennato, non è tanto il riflesso di una maggiore percezione di rischio sull'Italia, quanto piuttosto l'effetto di una nuova diminuzione dei rendimenti dei Bund tedeschi, scesi al 2,75%. Il rendimento del Titolo tedesco, storicamente considerato il bene rifugio per eccellenza nell'area euro, è influenzato dalle aspettative di politica monetaria della Banca Centrale Europea e, più recentemente, dall'annuncio del cosiddetto "bazooka fiscale" tedesco dello scorso marzo, un piano di maxi-investimenti in infrastrutture e difesa che ha portato a un ribilanciamento dei rendimenti dei Bund, specialmente sulle scadenze più lunghe, aumentandone l'offerta e modificandone la percezione di rischio. In questo scenario, il rendimento del Btp italiano al 3,36% rappresenta un livello che rende il nostro titolo estremamente appetibile per gli investitori istituzionali, soprattutto in un confronto con i rendimenti francesi e spagnoli, che restano sostanzialmente stabili e su livelli simili.

L'impatto sul risparmio e sul sistema creditizio

Questa compressione dello spread e la stabilizzazione dei rendimenti dei Btp su livelli storicamente bassi, se paragonati al recente passato, non rappresentano soltanto una buona notizia per i conti pubblici e per il Tesoro, che vede ridursi la spesa per interessi sul debito, ma hanno ricadute concrete anche sul sistema economico e sulle famiglie italiane. Un differenziale così contenuto, infatti, contribuisce a ridurre il costo della raccolta per le banche italiane, le quali, potendo finanziarsi a condizioni più vantaggiose, sono messe nelle condizioni di poter offrire credito a famiglie e imprese a tassi più competitivi. Secondo le ultime rilevazioni di Bankitalia, i prestiti al settore privato sono già in crescita del 2,1% su base annua, con i mutui per l'acquisto di abitazioni che hanno ripreso a salire, e la stabilizzazione del Taeg sui nuovi mutui al 3,7% rappresenta un segnale di normalizzazione dopo la stretta monetaria degli ultimi anni.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.