La benzina sale mentre il petrolio crolla, l’ombra della speculazione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Roma – Mentre il prezzo del greggio affonda sotto i 70 dollari al barile, spinto dalla fragile tregua mediorientale mediata da Trump, i carburanti continuano a salire, alimentando il sospetto di un disallineamento artificioso tra materia prima e prodotto finito. Un fenomeno non nuovo, ma che desta interrogativi quando i listini, pronti a rincarare al primo rialzo del petrolio, sembrano invece immobilizzarsi di fronte ai ribassi.

Nella giornata di martedì 24 giugno, dopo l’annuncio della distensione tra Israele e Iran, il Brent del Mare del Nord è crollato a 68,4 dollari, mentre il WTI americano ha toccato i 66,5. Un calo del 17% rispetto all’anno scorso, reso ancor più vantaggioso dall’euro forte, che dal ritorno di Trump alla Casa Bianca ha guadagnato il 6% sul dollaro. Eppure, alle pompe, benzina e diesel non accennano a diminuire.

Lo scenario si complica con le tensioni nello Stretto di Hormuz, dove Teheran ha minacciato la chiusura in risposta ai bombardamenti statunitensi contro gli impianti nucleari iraniani. Sebbene l’ipotesi appaìa remota, l’incertezza geopolitica rischia di pesare sui mercati, anche se al momento il crollo del greggio riflette una fiducia – forse eccessiva – nella stabilità regionale.

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