Lavoro in crescita ma il potere d’acquisto crolla: in sei anni perso il 10,5%
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Redazione Interno
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L’aumento dell’occupazione nel 2024, trainato soprattutto dai contratti a tempo indeterminato, non basta a compensare il crollo del potere d’acquisto delle famiglie, che in sei anni ha perso oltre il 10% del suo valore. Secondo le stime dell’Istat, gli occupati sono cresciuti di 352mila unità, con un incremento dell’1,5% rispetto all’anno precedente, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 6,5%, segnando un calo di 1,1 punti percentuali. Ma i dati positivi sul lavoro nascondono una realtà più complessa, dove la produttività stagnante e l’inflazione hanno eroso i salari, spingendo sempre più lavoratori verso condizioni economiche precarie.
L’incertezza legata alla politica commerciale degli Stati Uniti, guidati da Donald Trump, pesa sulle prospettive di crescita dell’Italia. Le stime preliminari per il primo trimestre del 2025 indicano un aumento del Pil dello 0,3%, ma l’andamento dei mercati esteri, condizionato dai dazi non ancora pienamente attuati, rischia di rallentare ulteriormente l’economia. La domanda interna, già compromessa dalla ripresa dell’inflazione, potrebbe subire un ulteriore contraccolpo se gli investimenti pubblici e privati non riusciranno a sostenere i consumi.
Il modello economico italiano, sempre più dipendente dal lavoro a basso costo piuttosto che dall’innovazione, mostra tutti i suoi limiti. “Salari reali troppo bassi e produttività in calo sono due fragilità strutturali che continuano a frenare il Paese”, ha denunciato Vera Buonomo, segretaria confederale della Uil. Senza un cambio di rotta, l’aumento dell’occupazione rischia di tradursi in un ulteriore impoverimento dei lavoratori, costretti ad accettare condizioni sempre meno vantaggiose pur di mantenere un posto di lavoro.




