Crolla la produzione industriale: -7,1% a dicembre, il settore in crisi da due anni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il 2024 si è chiuso con un bilancio drammatico per l’industria italiana, che registra un calo del 3,5% rispetto all’anno precedente, proseguendo una tendenza negativa iniziata già nel 2023, quando il settore aveva perso il 2%. I dati Istat, che descrivono una dinamica tendenziale in picchiata per tutti i mesi dell’anno, con riduzioni congiunturali trimestrali, non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. A dicembre, il crollo ha raggiunto un picco record: -7,1% rispetto allo stesso mese del 2023 e -3,1% rispetto a novembre. Un dato che conferma come il comparto industriale stia vivendo una delle fasi più critiche degli ultimi decenni.

Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha cercato di stemperare la gravità della situazione, attribuendo parte della responsabilità a un “problema industriale europeo”, con particolare riferimento alla Germania, dove la contrazione è ancora più marcata. Tuttavia, questa lettura non sembra sufficiente a spiegare una crisi che, nel nostro Paese, ha radici profonde e multifattoriali. Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera e responsabile economico di Fratelli d’Italia, punta il dito contro le politiche dell’Unione Europea, in particolare il Green Deal, definendolo “più ideologico che pragmatico”. Secondo Osnato, le scelte comunitarie avrebbero penalizzato settori chiave come l’automotive, la siderurgia e la logistica, contribuendo al declino della produzione industriale italiana, che segna il 23esimo mese consecutivo di calo.

La crisi non risparmia neppure il tessuto delle piccole e medie imprese, da sempre pilastro dell’economia nazionale. Secondo un’analisi di Confartigianato, tra il 2023 e il 2024 ha chiuso un’azienda manifatturiera su dieci, con un impatto devastante su interi distretti produttivi. Tra le cause principali, la burocrazia asfissiante, i vincoli ambientali che fanno lievitare i costi, le difficoltà di accesso al credito e l’incertezza legata ai dazi statunitensi, che minacciano di complicare ulteriormente gli scambi commerciali.

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