Portocannone, la speranza è un’elica che taglia il cielo: bimba di 22 mesi ancora in lotta tra la vita e la morte
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Redazione Interno
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L’aria, nel basso Molise, sa ancora di quella polvere sollevata in fretta, quella di un mattino qualunque che si è trasformato in un cratere. A Portocannone, dove il silenzio delle campagne viene spesso rotto solo dal rumore di un cancello che si apre, l’intero paese trattiene il respiro da quando una manovra in retromarcia – compiuta forse con la distrazione di un gesto quotidiano – ha cambiato per sempre l’esistenza di una famiglia. La vittima, una bambina di appena 22 mesi, si trova in condizioni che i medici non esitano a definire «molto critiche»; la sua vita, appesa a un filo che dall’ospedale pediatrico Salesi di Ancona si tende e si allenta, rappresenta adesso l’unico, drammatico centro dell’attenzione.
Secondo una prima ricostruzione – suffragata dalle testimonianze raccolte sul posto e dalle parole degli investigatori che hanno ascoltato il padre – l’incidente sarebbe avvenuto in tarda mattinata, all’esterno dell’abitazione familiare. La piccola stava giocando, probabilmente in un’area che l’autista del veicolo, una macchina di grossa cilindrata, considerava libera. Nel compiere una manovra per uscire o parcheggiare, l’uomo non si sarebbe accorto della presenza della figlia; l’impatto, violento nonostante la bassa velocità, l’ha travolta senza lasciarle scampo. Subito dopo essersi reso conto dell’accaduto, lo stesso padre ha prestato i primi soccorsi, in attesa che le ambulanze del 118 raggiungessero quel garage diventato improvvisamente la scena di un dolore senza parole.
Un trasferimento d’urgenza che parla di fragilità
La bimba è stata condotta dapprima all’ospedale San Timoteo di Termoli, dove i sanitari hanno provato a stabilizzarla. Le sue condizioni, apparse fin da subito gravissime – tanto da non lasciare spazio a tentennamenti – hanno imposto un trasferimento immediato verso una struttura di livello superiore. È così che è entrata in scena l’eliambulanza: un rumore di pale che ha strappato via dal cielo molisano una creatura di neppure due anni, portandola verso le terapie intensive di Ancona. L’elisoccorso, utilizzato solo nei casi in cui il tempo diventa un nemico e l’autostrada una risorsa troppo lenta, testimonia la drammaticità del quadro clinico. Al Salesi, i medici hanno preso in carico la paziente senza rilasciare prognosi, limitandosi a confermare ciò che già si temeva: la situazione resta «molto critica».
L’ombra della manovra fatale e il peso di una ricostruzione
Quel che emerge dagli atti avviati dalla procura – sebbene al momento non risultino ipotesi di reato formalizzate – è l’assenza di dolo. L’investimento è stato definito «accidentale» da più fonti, e l’attenzione si concentra sulla dinamica: l’uomo alla guida, durante la retromarcia, non si sarebbe accorto della figlia. La conformazione dei luoghi, forse un cortile interno o uno spazio di manovra ristretto, potrebbe aver giocato un ruolo decisivo, così come la stazza del mezzo. Resta il fatto che una vita di 22 mesi – alcune fonti hanno parlato di 23, altre di 22, ma la sostanza non cambia – si trova ora a lottare su un letto d’ospedale, lontana da quelle mura domestiche che avrebbero dovuto proteggerla.
L’attesa senza voce in un paese che si chiude in sé
A Portocannone, come nei paesi vicini del basso Molise, non si alza la voce. Le persone si fermano davanti ai bar, guardano il cellulare, aspettano un cenno. Non c’è pietismo, ma un silenzio che pesa come una colpa collettiva. La famiglia, assistita da chi le sta vicino, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche; del padre, che ha commesso l’errore più inimmaginabile senza volerlo, si sa solo che non si allontana dall’ospedale. La bimba resta ricoverata, lontana da casa, e la sua prognosi resta chiusa in una cartella che nessuno può aprire. Il traffico leggero delle auto nel centro di Termoli, dove l’eliambulanza è partita, è ripreso come se nulla fosse, ma chi sa, sa.




