Federico Gualtieri, il ricordo dei docenti dopo la tragedia alle Maldive

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Federico Gualtieri viene ricordato dai suoi docenti universitari come uno studente brillante e appassionato, pochi giorni dopo la tragedia avvenuta durante una missione scientifica alle Maldive che ha coinvolto un gruppo di ricercatori, studenti e sub italiani. Il giovane ricercatore di Omegna, morto giovedì durante un’immersione nell’atollo di Vaavu, era impegnato in attività accademiche con l’università di Genova quando si è consumato l’incidente che ha sconvolto il mondo universitario e subacqueo italiano. Le parole del professor Alberto Doretto, con cui Gualtieri aveva svolto la tesi triennale, restituiscono il profilo di un ragazzo capace di lasciare un segno umano e professionale profondo in chi lo aveva conosciuto.

«Federico era uno di quegli studenti che rendono noi docenti universitari orgogliosi di fare il nostro lavoro», ha scritto Doretto nella lettera dedicata al ricercatore scomparso. Un ricordo che si aggiunge al dolore per la morte del giovane sub e alle difficoltà delle operazioni di recupero dei corpi degli italiani dispersi nella grotta di Alimathà. Insieme a Federico Gualtieri risultano coinvolti Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino, mentre le autorità locali hanno aperto un’inchiesta sulle immersioni effettuate oltre il limite dei 30 metri di profondità. La licenza della barca Duke of York è stata revocata dopo i primi accertamenti.

Le ricerche nelle grotte di Alimathà e l’inchiesta sulle immersioni

Le operazioni nelle acque maldiviane continuano in condizioni considerate estremamente difficili dagli esperti del settore. Le correnti nella zona delle grotte di Alimathà vengono descritte come particolarmente forti e imprevedibili, soprattutto a profondità elevate. Renato Santi, subacqueo romagnolo con decenni di esperienza internazionale e numerosi viaggi alle Maldive alle spalle, ha spiegato come in quelle aree basti un attimo per perdere il controllo della situazione. Secondo il fotografo subacqueo, la combinazione tra profondità e correnti rende ogni immersione altamente delicata, anche per chi possiede grande esperienza.

La tragedia si è aggravata ulteriormente con la morte di un sergente della Guardia Costiera impegnato nelle ricerche dei dispersi. Il militare sarebbe deceduto a causa della malattia da decompressione durante le attività operative organizzate per raggiungere le cavità sommerse dove si sarebbero perse le tracce dei sub italiani. Le autorità maldiviane hanno quindi deciso di dedicare un team specifico alle ricerche, mentre due specialisti italiani dovrebbero unirsi alle operazioni per supportare il recupero dei corpi. L’indagine aperta nelle ultime ore punta anche a chiarire il rispetto delle norme di sicurezza durante le immersioni.

Gli specialisti internazionali e il supporto di Dan Europe

Per affrontare un’operazione definita ad “alto rischio”, nelle Maldive sono arrivati alcuni dei più esperti specialisti internazionali nel soccorso in ambienti sommersi. Tra loro figurano anche i sub finlandesi diventati famosi per il salvataggio dei dodici ragazzi intrappolati nella grotta in Thailandia, una delle operazioni di recupero più complesse degli ultimi anni. La loro presenza conferma quanto le condizioni nelle grotte di Alimathà vengano considerate estreme e richiedano competenze molto specifiche.

Nell’atollo di Vaavu stanno operando anche gli specialisti di Dan Europe, la fondazione medica e di sicurezza per subacquei con sede a Roseto degli Abruzzi. Il coinvolgimento della struttura italiana rappresenta un ulteriore elemento della complessità delle attività in corso, mentre il caso continua ad avere forte eco in Italia sia per il profilo delle vittime sia per le circostanze della tragedia. Intanto il ricordo di Federico Gualtieri resta legato alle testimonianze di chi lo aveva conosciuto all’università, dove viene descritto come uno studente capace di unire preparazione, serietà e passione scientifica.

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