Cattedre frammentate a Modena, il Pd chiede più stabilità
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Redazione Interno
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Le cattedre frammentate tra più scuole, in alcuni casi situate anche in Comuni diversi, sono una delle criticità emerse con l’avvio dell’anno scolastico a Modena. A sollevare la questione è Federica Di Padova del Pd, che richiama l’attenzione sulle conseguenze di un’organizzazione del lavoro che obbliga alcuni docenti a distribuire le proprie ore tra sedi differenti. Il problema, secondo quanto evidenziato, non riguarda soltanto la composizione degli organici, ma incide direttamente sulla quotidianità degli insegnanti e sulla possibilità di vivere con continuità la vita scolastica. Alla richiesta di una maggiore stabilità si lega quindi il tema delle distanze, degli spostamenti e della presenza effettiva dei docenti all’interno delle singole scuole.
Cattedre su più scuole, cosa cambia per i docenti a Modena
Quando una cattedra viene articolata su più sedi, il docente deve dividere il proprio lavoro tra scuole differenti e affrontare spostamenti che possono diventare ancora più impegnativi quando gli istituti si trovano in Comuni diversi. Di Padova sottolinea che questa situazione comporta un aumento dei tempi di percorrenza, dei costi e dello stress. La frammentazione della cattedra, dunque, non resta confinata a un aspetto amministrativo, perché modifica concretamente l’organizzazione della giornata lavorativa e rende più complessa la gestione della presenza nelle varie sedi. Più scuole da raggiungere significano anche una distribuzione del tempo che non coincide soltanto con le ore di lezione, ma comprende i trasferimenti necessari per passare da un istituto all’altro.
La criticità riguarda anche il rapporto quotidiano con il personale scolastico e con gli studenti. Secondo Di Padova, un docente costretto a lavorare in più sedi può avere maggiori difficoltà a partecipare pienamente alla vita delle scuole, a lavorare con i colleghi e a costruire una relazione educativa continuativa con gli alunni. La richiesta di maggiore stabilità nasce proprio da questo intreccio di fattori: la cattedra frammentata incide sugli spostamenti, ma anche sulla possibilità di mantenere una presenza più costante nello stesso ambiente scolastico. Il tema assume quindi un rilievo che va oltre la semplice distribuzione delle ore, perché coinvolge il modo in cui l’insegnante riesce a inserirsi nelle attività e nelle relazioni che accompagnano il lavoro in classe.
Scuola e precariato, il confronto sui numeri delle supplenze
La discussione aperta a Modena si inserisce in un avvio dell’anno scolastico segnato anche dal confronto nazionale sui precari e sulle supplenze. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha rivendicato l’assunzione di 206mila docenti e ha sostenuto che le lezioni sarebbero partite con tutti i docenti in cattedra, contestando le stime sul numero dei supplenti. La Flc-Cgil ha invece indicato in 302mila il numero complessivo dei precari tra personale docente e ATA, affermando inoltre che, tra i docenti precari, quasi due su tre sarebbero impiegati sul sostegno. Il confronto ruota quindi attorno a dati differenti e alla lettura della consistenza del personale non stabile presente nella scuola.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito è intervenuto il 7 settembre 2026 con una nota dedicata proprio alle supplenze per l’anno scolastico 2026/2027. Nel testo il Ministero, riferendosi alle notizie diffuse dalla Cgil sui circa 302mila precari complessivi tra docenti e personale ATA, ha dichiarato di voler fornire elementi di chiarezza sui dati relativi alle supplenze del personale docente. Il titolo della nota indica 155mila incarichi conferiti e sostiene che questi dati smentiscano le stime sul numero dei precari. Sullo sfondo resta anche il tema del sostegno, citato nel confronto tra le organizzazioni sindacali e il Ministero e collegato alla disponibilità di personale specializzato.
Perché la richiesta riguarda la stabilità nelle scuole
Nel caso modenese, l’attenzione torna soprattutto sulla struttura delle cattedre e sugli effetti prodotti dalla loro suddivisione tra istituti diversi. La posizione espressa da Federica Di Padova concentra il problema sulla necessità di garantire una maggiore stabilità, evitando per quanto possibile situazioni nelle quali un insegnante debba distribuire il proprio servizio tra sedi distanti. La questione riguarda contemporaneamente organizzazione del lavoro, costi sostenuti dai docenti e continuità della presenza nella scuola. Partecipare alle attività dell’istituto, confrontarsi con i colleghi e mantenere una relazione educativa continuativa con gli studenti diventano infatti più difficili quando il lavoro è ripartito tra più sedi e richiede continui spostamenti.
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