Russia, la benzina è quasi finita: caos sulle strade e ai distributori

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crisi dei carburanti in Russia continua a peggiorare e inizia ad avere conseguenze sempre più evidenti sulla vita quotidiana. In diverse regioni del Paese si registrano lunghe code ai distributori, aumenti dei prezzi e difficoltà di approvvigionamento, mentre il governo valuta nuove misure per garantire la disponibilità di benzina e diesel sul mercato interno. A rendere ancora più complessa la situazione contribuiscono gli attacchi contro le infrastrutture energetiche e la logistica petrolifera, che negli ultimi mesi hanno interessato diversi impianti strategici.

L’offensiva dei droni ucraini e le conseguenze sulle raffinerie

L’offensiva dei droni ucraini contro gli impianti energetici russi ha limitato le forniture di benzina e diesel, portando a restrizioni nella maggior parte delle regioni. Solo dall'inizio di giugno, almeno sei grandi raffinerie di petrolio russe sono state parzialmente o completamente fermate a causa dei danneggiamenti subiti. Tra queste, la raffineria di Omsk, la più grande del Paese e il principale produttore di benzina, ha sospeso le operazioni dopo essere stata colpita da un drone in un attacco che ha percorso oltre tremila chilometri.

L'impianto, di proprietà di Gazprom Neft, ha visto danneggiata un'unità di distillazione primaria che rappresenta circa il 38% della sua capacità produttiva, mentre un'altra unità è stata ferma a causa di danni alle infrastrutture di rete. Le conseguenze si sono viste immediatamente sul territorio: la più grande catena di distribuzione di Omsk, Topline, ha sospeso la vendita di benzina ai clienti privati in tutti i suoi 53 punti vendita.

Code, razionamenti e l’ammissione del Cremlino

La carenza di carburante ha generato lunghe code chilometriche ai distributori, con file che in alcuni casi durano giorni e scene di tensione tra gli automobilisti, come documentato da numerosi video pubblicati sui social network. Per arginare il fenomeno, molte regioni hanno introdotto limitazioni all'acquisto, fissando un tetto massimo di 20 o 30 litri di benzina per auto. In alcune aree, come in Crimea, è stata dichiarata lo stato di emergenza e circa la metà delle stazioni di servizio ha esaurito le scorte.

Lo stesso presidente Vladimir Putin ha dovuto riconoscere pubblicamente l'esistenza di lunghe code e la difficoltà nel trovare il giusto tipo di benzina, sebbene abbia cercato di minimizzare la portata della crisi. Il governo, intanto, ha già vietato l'esportazione di benzina e carburante per jet e sta valutando un divieto anche per il diesel, nella speranza di rifornire il mercato interno.

La Russia costretta a importare carburante

La gravità della situazione è tale che la Russia, uno dei maggiori esportatori mondiali di petrolio, ha dovuto compiere un passo senza precedenti: cercare di importare prodotti raffinati dall'estero. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato che il governo sta valutando la possibilità di importare carburante per stabilizzare il mercato.

L'importazione di benzina dall'India via nave e da Bielorussia e Kazakhstan via condotto, così come le spedizioni limitate dalla Cina via ferrovia, rappresentano un'inversione di tendenza per un Paese che si è sempre considerato un'autosufficienza energetica. Come ha ironicamente osservato un'analista, la nazione che si presenta come una "stazione di servizio travestita da Paese" si trova ora a corto di benzina per i suoi cittadini.

L'impatto economico e le ricadute oltre confine

La crisi dei carburanti si inserisce in un contesto economico già fragile, con un deficit di bilancio record e un'inflazione alle stelle, tanto che il capo della banca Sberbank ha parlato di "stagnazione tecnica" dell'economia. La crisi ha avuto ripercussioni anche sui Paesi vicini che dipendono dalle forniture russe: l'Uzbekistan ha dovuto cancellare voli commerciali per la carenza di carburante per aerei e il Kazakhstan sta valutando la possibilità di importare carburante dalla Cina.

Intanto, le forze ucraine hanno intensificato gli attacchi anche contro la logistica, colpendo con droni navali le petroliere della cosiddetta "flotta ombra" russa nel Mar d'Azov, che rifornivano di carburante la Crimea.

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