Il caro benzina che non molla la presa: a Modena il 92% dei distributori supera quota 1,9 euro
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Redazione Economia
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Il costo della mobilità è tornato a mordere con particolare violenza sulle famiglie modenesi, se si considera che l’attuale scenario dei prezzi – come evidenzia un’indagine condotta da Federconsumatori Modena e pubblicata nelle scorse ore – trasforma il semplice rifornimento in un’operazione economica sempre più gravosa. Nella sola provincia emiliana, infatti, l’analisi condotta su duecentosessantacinque impianti di rifornimento ha rivelato una fotografia impietosa: ben il novantadue per cento dei distributori della provincia, vale a dire la quasi totalità degli erogatori monitorati nella mattinata di ieri, espone un prezzo per la benzina self service pari o superiore a 1,9 euro al litro, mentre un ulteriore sei per cento ha addirittura superato la soglia psicologica dei 2 euro.
L’anomalia del capoluogo e i record negativi tra Appennino e autostrada
Quella che appare come una stortura difficile da giustificare, leggendo il rapporto stilato dall’associazione dei consumatori, riguarda il sorprendente posizionamento del capoluogo nella classifica della convenienza. Nonostante la centralità geografica e l’alta densità di impianti, Modena città è completamente assente dai primi posti della graduatoria provinciale dei distributori più economici; per trovare un impianto cittadino, spiega il report, bisogna risalire fino al diciottesimo posto, trattandosi peraltro di un’area autostradale (la Secchia Ovest) dove la benzina self tocca quota 1,892 euro. A certificare la criticità contribuiscono anche le vette massime raggiunte lungo la rete: sulla base dei dati diffusi dall’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale sulla rete autostradale ha raggiunto i 2 euro netti al litro per la benzina, confermando l’autostrada come il luogo simbolo del rincaro.
Effetto accise e la sforbiciata asimmetrica tra verde e gasolio
A rendere ancora più complesso il quadro, va inserita la decisione governativa di modulare diversamente il taglio delle accise a partire dal 2 maggio scorso, una scelta che ha inciso in modo radicalmente opposto sui due principali carburanti. Se per il gasolio la riduzione fiscale è stata mantenuta su parametri importanti (circa venti centesimi al litro), la cosiddetta “sforbiciata” sulla benzina è stata ridotta ai minimi termini, fermandosi ad appena cinque centesimi. Ne consegue che, mentre il gasolio continua a godere di un sostegno volto a calmierare i costi del trasporto merci e della filiera agricola, gli automobilisti con motore a benzina si trovano a sostenere il peso maggiore dell’intera operazione, con un aggravio che – secondo le stime dell’Osservatorio – ha spinto il prezzo medio nazionale della verde fino a 1,934 euro al litro sulla rete ordinaria.
Il caso particolare delle Marche e il differenziale geografico
A fronte di questa impennata generalizzata, segnali di controtendenza seppur deboli arrivano dalle rilevazioni territoriali: tra le tensioni internazionali che continuano a bloccare lo Stretto di Hormuz (transitano da lì un quarto del commercio globale di petrolio), il prezzo della benzina ha registrato una timida flessione proprio il giorno di venerdì 8 maggio. A beneficiarne è stata in particolare la regione Marche, risultata – secondo gli ultimi dati ministeriali – l’area del Paese con il costo medio al self service più basso, fermo a 1,916 euro al litro. Una cifra che appare comunque elevata se paragonata ai livelli pre-crisi, ma che si distacca nettamente dai picchi registrati nella provincia autonoma di Bolzano (1,959 euro) e dall’autostrada, dove come detto si raggiungono i due euro tondi.




