Gasolio più caro della benzina, la nuova accisa mette in allarme imprese e trasporti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La forbice dei prezzi ai distributori, ormai, si è definitivamente chiusa a sfavore del gasolio, un ribaltamento di tendenza che ha avuto una netta accelerata con l’entrata in vigore, il primo gennaio, delle nuove misure fiscali contenute nella manovra di bilancio. Mentre per la benzina si è registrata una riduzione delle accise, il gasolio ha visto un incremento della tassazione di oltre quattro centesimi al litro, un dato che si traduce in cifre concrete sulle colonnine di rifornimento. A Cremona, ad esempio, nell’aggiornamento pomeridiano dell’8 gennaio diffuso dall’osservatorio del Ministero delle Imprese, presso un distributore di via Mantova il costo della verde si attestava a 1,589 euro al litro, mentre il diesel veniva offerto a 1,619: trenta centesimi di differenza che, su un pieno, diventano una somma non trascurabile e che segnalano una dinamica ormai consolidata nella maggior parte dei punti vendita.

Il peso sulle imprese edili e il timore dell'effetto a catena

Se per gli automobilisti privati l’aggravio è significativo, per le attività produttive il rincaro assume i contorni di un vero e proprio scoglio operativo. È quanto emerge con forza dalle parole del presidente di Ance Cosenza, Giuseppe Galiano, il quale non ha usato giri di parole per descrivere la preoccupazione che serpeggia tra gli imprenditori del settore delle costruzioni. Un comparto, quello edile, già messo a dura prova negli ultimi anni dall’instabilità dei mercati e che ora si trova a dover fronteggiare un costo energetico in crescita, il quale incide sia direttamente, per il funzionamento dei macchinari di cantiere, che indirettamente, attraverso il rincaro dei materiali da trasporto. Galiano ha sottolineato come le conseguenze di questo aumento possano essere tutt’altro che marginali, prospettando «seri rischi per le attività» in un momento di già fragile ripresa.

I trasportatori e il rischio di costi extra a cascata

La filiera del trasporto merci, d’altronde, è il primo anello che risente della variazione, con ripercussioni che inevitabilmente si propagano verso l’intero sistema economico. Come ha spiegato un rappresentante di categoria, pur escludendo nel breve periodo ipotesi di fermo delle attività, le ripercussioni sono concrete e tangibili. Il nodo centrale, infatti, risiede proprio in questo meccanismo a cascata: l’aumento del costo del carburante per gli autotrasportatori si traduce quasi automaticamente in costi extra per i beni trasportati e, in ultima analisi, per le aziende che li producono e per i consumatori finali. Una spirale di rialzi che rischia di erodere il potere d’acquisto e di complicare ulteriormente la pianificazione aziendale in numerosi settori.

Controlli a tappeto sui distributori per prevenire le frodi

In questo quadro di mutamenti normativi e di riassestamento dei listini, le forze dell’ordine hanno intensificato le verifiche sui gestori dei distributori e dei depositi di carburante. L’obiettivo è duplice e mira, da un lato, a scongiurare possibili tentativi di frode allo Stato che potrebbero nascere dalla manipolazione nell’applicazione delle accise, e dall’altro ad accertare il pieno rispetto delle normative sulla corretta esposizione dei prezzi. Una vigilanza rafforzata, resa ancor più necessaria dalla delicata fase di transizione, per garantire che le variazioni dettate dalla legge si riflettano in maniera trasparente ed equa sul mercato, senza distorsioni o speculazioni che andrebbero a gravare ulteriormente sugli utenti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.