Allarme caro gasolio e fertilizzanti, quelle ombre sulla stagione della semina

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’agricoltura, si sa, non si ferma mai del tutto, nemmeno quando i costi, come in questo scorcio di primavera, sembrano voler mettere un freno a ogni speranza di reddito. Ieri il governo, con un intervento che molti attendevano come un’ancora di salvezza, ha deciso di estendere il credito di imposta anche al gasolio agricolo, una misura che, seppur circoscritta, prova a tamponare una ferita aperta dai rincari energetici. Lo si legge nella nota di Confagricoltura nazionale, dove si definisce l’operazione come «un intervento che ne mitiga l’aumento, prevedendo un credito di imposta del 20% per marzo». Un sostegno, insomma, che punta a limitare la ricaduta dei prezzi proprio nel momento più delicato per chi deve mettere a dimora i raccolti futuri.

Un credito che guarda al mare e alla terra

La misura, in realtà, ricalca un meccanismo già sperimentato per il settore della pesca, dove aveva mostrato i suoi limiti senza però venir meno a una funzione essenziale: quella di non lasciare sole le imprese di fronte a un’impennata dei listini. E se Confagricoltura ne sottolinea l’urgenza, anche Cia Romagna accoglie con favore il provvedimento, bollandolo come un primo passo utile ma non risolutivo. «Le imprese – si legge in una nota – chiedono interventi strutturali», perché un credito del 20% sulla carta attenua lo choc, ma nella realtà dei campi, dove il gasolio serve ogni giorno per muovere i trattori, la vera partita si gioca su un tavolo più lungo, quello della stabilità dei prezzi. La stessa Confederazione, del resto, aveva già provato a giocare d’anticipo lo scorso 20 febbraio, proponendo un emendamento al Dl Bollette che, nelle intenzioni, doveva scongiurare proprio queste settimane di ansia.

Masiello: “Ora riusciamo a lavorare”

Gennarino Masiello, che della Coldiretti è presidente provinciale e vice nazionale, non ha dubbi: senza questo credito d’imposta, molte aziende agricole avrebbero rischiato di saltare l’appuntamento con le semine primaverili. «La conferma dell’estensione alle aziende agricole – spiega – è importante per salvare un appuntamento fondamentale per la nostra agricoltura». E aggiunge, con quella concretezza che solo chi guida un’impresa può permettersi, che il provvedimento «aiuta migliaia di nostri imprenditori ad affrontare le spese necessarie per seminare». Parole che pesano come pietre, se si considera che i margini, già risicati, rischiano di essere divorati da un gasolio che, stando ai dati di Cia Rovigo, nell’ultimo mese è schizzato da 0,75 euro al litro a 1,20-1,25 euro al litro, con oscillazioni continue verso l’alto.

I tavoli di monitoraggio e la filiera spezzata

Ecco allora che la richiesta di Cia – quella di «fermare i rincari ingiustificati dei carburanti e lungo la filiera» – diventa il cuore pulsante di un ordine del giorno indirizzato alla Regione. L’obiettivo dichiarato è l’attivazione di «tavoli di monitoraggio permanenti», perché il paradosso, come sottolinea la stessa Cia di Rovigo, è sotto gli occhi di tutti: «aumentano i prezzi sugli scaffali dei supermercati, ma agli agricoltori rimane sempre meno, appena il 10% del prezzo finale». Una forbice che, in assenza di controlli e di una politica capace di arginare le speculazioni, rischia di trasformare la stagione della semina in un azzardo. Senza contare il capitolo fertilizzanti, altro fronte caldo che si aggiunge a quello del carburante, e che completa un quadro dove ogni decisione, anche quella di un credito d’imposta del 20%, vale come un gesto, necessario ma non sufficiente, per tenere in vita un pezzo di paese che non può permettersi soste.

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