Gasolio alle stelle, l’agricoltura pugliese tra razionamenti e denunce per speculazione
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Redazione Economia
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La pressione sul prezzo del gasolio agricolo, un fattore produttivo ormai considerato insostituibile per la meccanizzazione dei campi, sta assumendo i contorni di una vera e propria emergenza strutturale per il comparto primario pugliese. Dai trattori impiegati nelle operazioni di preparazione dei terreni fino ai mezzi per la raccolta, l’impennata dei costi – che, partiti da una media di 0,90 euro al litro prima dell’escalation in Iran, hanno sfondato quota 1,20 dopo i primi bombardamenti per attestarsi oggi sull’insostenibile soglia di 1,67 euro al litro – rischia di compromettere irrimediabilmente la continuità delle lavorazioni primaverili. Questa corsa, che dal Gargano al Salento sta falcidiando i bilanci delle imprese, si scontra con un paradosso immediato: più si cercano di rispettare le scadenze agronomiche, come i trattamenti obbligatori contro la Xylella, più lievitano i debiti, in un circolo vizioso che stringe d’assedio il reddito degli operatori.
Rincari anomali e l’ombra della speculazione
Ciò che più allarma le associazioni di categoria, al punto da innescare reazioni legali, è la velocità e la sproporzione di questi aumenti rispetto al normale andamento del mercato dei derivati del petrolio. Coldiretti, che ha già presentato un esposto alla Procura della Repubblica e alla Guardia di Finanza, ha rilevato uno scostamento anomalo: mentre il diesel per autotrazione subiva un incremento di circa 18-19 centesimi, il gasolio agevolato per l’agricoltura è schizzato di 40-45 centesimi al litro in pochi giorni, un divario che fa ipotizzare l’ipotesi del reato di "manovre speculative sulle merci" previsto dall’articolo 501-bis del codice penale. A fare eco, anche Cia Agricoltori Italiani Puglia ha denunciato formalmente il fenomeno, sottolineando come, in alcune aree della regione, i fornitori abbiano iniziato a comunicare difficoltà di approvvigionamento, paventando un vero e proprio razionamento delle consegne per le aziende che, in questo momento storico, hanno bisogno di certezze operative.
La risposta del governo: il credito d’imposta e i suoi limiti strutturali
Di fronte al pressing delle centrali agricole, il governo, tramite il ministro Francesco Lollobrigida, ha rivendicato il proprio impegno definendo "concreta" la misura del credito d’imposta al 20% sull’acquisto dei carburanti, una boccata d’ossigeno da 30 milioni destinata a coprire le spese del mese di marzo per attutire i rincari. Tuttavia, se da un lato Francesco Manca, presidente di Confagricoltura Ferrara, accoglie il provvedimento come un segnale positivo che permette al settore di respirare – sottolineando l’importanza dell’audizione in Senato per ottenere questa estensione – dall’altro lato gli operatori sul campo denunciano un effetto tampone del tutto insufficiente. Il presidente di Cia Puglia, Gennaro Sicolo, ha avvertito che il bonus viene rapidamente vanificato dagli aumenti giornalieri del carburante, una "situazione folle" che spinge le imprese a indebitarsi ulteriormente pur di non fermare i trattori.
Impatto sulla filiera e reazioni locali
Le ripercussioni non riguardano soltanto i seminativi; l’intero ecosistema agroalimentare pugliese, che assorbe oltre il 10% dei consumi energetici regionali, è sotto stress. I rincari del gasolio si sommano a quelli dei fertilizzanti (con l’urea arrivata a toccare punte di 835 euro a tonnellata) e dei mangimi, creando una tempesta perfetta per gli allevamenti di bovini e ovini, già provati dall’aumento dei costi logistici. A livello istituzionale locale, l’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, ha formalmente chiesto un confronto urgente con l’esecutivo nazionale per scongiurare che l’instabilità internazionale si traduca in un ulteriore aggravio dei prezzi al consumo, cercando di proteggere la quota di mercato del Made in Puglia senza però trasferire integralmente i maggiori costi sul carrello della spesa.




