Le accise sul gasolio dividono il mercato, le imprese di trasporto in allarme
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Redazione Economia
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Il mondo dell'autotrasporto, già provato da mesi di costi energetici elevati e da una domanda di consumi non proprio florida, si prepara ad affrontare una nuova e potenzialmente destabilizzante sfida fiscale. La Legge di Bilancio per il 2026, infatti, contiene una disposizione che prevede un progressivo allineamento del livello dell'accisa sul gasolio a quello applicato sulla benzina, una misura che, se da un lato risponde a logiche di armonizzazione, dall'altro rischia di gravare in maniera consistente sulle micro, piccole e medie imprese del settore. La Cna, Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa, ha espresso forti preoccupazioni, sottolineando come un ulteriore aggravio sui costi del carburante potrebbe mettere in seria difficoltà un comparto che costituisce la spina dorsale della logistica nazionale. Il timore è che questo incremento, sebbene diluito nel tempo, finisca per erodere margini operativi già estremamente ridotti, con ripercussioni che potrebbero riverberarsi sull'intera economia.
Il contesto dei prezzi alla pompa
Questa prospettiva normativa giunge in un momento particolarmente delicato per il mercato dei carburanti, caratterizzato da una nuova impennata dei listini dopo un periodo di relativa stabilità. I prezzi medi praticati, in particolare quelli del diesel, hanno infatti registrato un balzo in avanti, toccando i massimi degli ultimi quattro mesi. Le rilevazioni più recenti indicano che il diesel self-service si attesta ormai a 1,643 euro al litro, mentre la benzina ha superato la soglia psicologica di 1,7 euro. Le dinamiche di prezzo, come spesso accade, presentano notevoli differenze a livello territoriale: secondo alcune analisi, la Basilicata, assieme a Calabria e Sicilia, figura tra le regioni con i valori medi più elevati, con la benzina che raggiunge i 1,734 euro al litro, mentre la Toscana registra le quotazioni più contenute. Sulla rete autostradale, poi, la situazione si fa ancor più onerosa per gli automobilisti, con casi in cui la benzina servita ha superato i 2,3 euro al litro.
Le conseguenze per automobilisti e imprese
L'incremento delle accise sul gasolio, previsto a partire dal primo gennaio 2026, comporterà un aumento immediato del prezzo alla pompa per questo carburante, quantificabile in circa 4,05 centesimi per litro. Questa parificazione, se da un lato potrebbe portare a un lieve vantaggio per i possessori di vetture a benzina – che vedrebbero, in proporzione, il proprio carico fiscale leggermente attenuato –, dall'altro rappresenta un colpo significativo per chi utilizza veicoli diesel, sia per esigenze private che, soprattutto, per attività professionali. Per le aziende di trasporto, che basano la propria operatività sull'utilizzo intensivo di gasolio, l'aumento si tradurrebbe in un aggravio dei costi fissi difficilmente assorbibile senza un riflesso sul listino dei servizi offerti, innescando un pericoloso circolo vizioso.
La reazione del settore e le prospettive
Le associazioni di categoria, pertanto, stanno sollecitando un ripensamento da parte del Governo, evidenziando come la misura, per quanto ispirata a un principio di equità tra i diversi tipi di carburante, non tenga sufficientemente conto delle specifiche criticità di un settore strategico come quello dei trasporti. L'appello è quello di evitare un intervento che, nel medio periodo, potrebbe compromettere la tenuta di molte realtà imprenditoriali, già costrette a fare i conti con un contesto economico generale non favorevole. La paura è che l'allineamento delle accise, senza adeguate misure di compensazione o di accompagnamento, si risolva in un boomerang per la competitività del sistema-Paese, del quale gli autotrasportatori sono un anello logistico fondamentale e insostituibile.




