Lecce, il “doppio binario” delle visite private: arresti domiciliari per un medico e un’infermiera
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Redazione Interno
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L’intreccio tra la funzione pubblica e l’interesse privato, quando viene declinato al di fuori delle regole, finisce spesso per tradursi in un vulnus per l’intero sistema. È quanto emerso dall’inchiesta condotta dai Carabinieri del Nas di Lecce, che nella mattinata di oggi hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari – firmata dal gip Giulia Proto su richiesta della pm Maria Vallefuoco – nei confronti di un dirigente medico, il cardiologo Massimo Trianni, e di un’infermiera, entrambi in servizio presso l’Asl leccese. L’accusa, a vario Titolo, è di concorso in peculato, falso ideologico aggravato, accesso abusivo a sistema informatico e truffa aggravata ai danni del Servizio sanitario nazionale. L’operazione, supportata dall’Arma territoriale, ha smantellato quello che gli inquirenti definiscono un vero e proprio “sistema parallelo” di erogazione di prestazioni sanitarie a pagamento.
L’ambulatorio pubblico come studio privato: un meccanismo consolidato
Secondo quanto ricostruito dai militari del Nas, il meccanismo illecito si sarebbe consumato all’interno dell’ambulatorio di piazza Bottazzi a Lecce, una struttura pubblica della Asl. L’ipotesi investigativa, avviata su scala nazionale già nel 2025 dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute di Roma per monitorare le attività libero-professionali intramurarie, ha rivelato che i due indagati avrebbero utilizzato sistematicamente i locali e le strumentazioni dell’ente – quindi spazi, attrezzature e risorse di proprietà pubblica – per effettuare visite private non autorizzate, incassando direttamente i compensi e bypassando completamente i canali ufficiali di prenotazione legati al Centro Unico di Prenotazione (Cup). Si trattava, in sostanza, di una gestione “ombra” dell’attività specialistica, nella quale il cardiologo e la collaboratrice infermieristica agivano come se fossero in un regime di piena autonomia, eludendo i vincoli contrattuali e amministrativi previsti per chi opera all’interno della struttura pubblica.
Il doppio danno: il mancato introito e le liste d’attesa
L’elemento di maggiore gravità, che ha portato alla contestazione del peculato e della truffa aggravata ai danni dello Stato, risiede nella duplice natura del profitto illecito. Da un lato, i due avrebbero trattenuto per sé i pagamenti delle prestazioni – che invece, se effettuate in regime intramurario autorizzato, sarebbero dovuti confluire nelle casse della Asl o del Servizio sanitario nazionale – per un ammontare complessivo accertato nelle more delle indagini di almeno 52.000 euro. Dall’altro lato, per quanto riguarda specificatamente il dirigente medico, questo comportamento avrebbe determinato una ulteriore distorsione: il professionista, pur svolgendo attività privata abusiva in orario di servizio o utilizzando le risorse pubbliche, avrebbe continuato a percepire regolarmente le indennità di esclusività previste dal proprio contratto, le quali presuppongono invece un impegno totale verso l’ente. A ciò si aggiunge il pregiudizio arrecato al corretto funzionamento delle liste d’attesa, un danno immateriale ma pesantemente percepito dall’utenza; consentendo ai pazienti di accedere a visite private a pagamento all’interno dell’ospedale, senza passare per i normali canali di prenotazione, si sottraevano di fatto risorse e spazi alla collettività che attende il proprio turno secondo criteri di priorità clinica.
La risposta giudiziaria e il quadro delle accuse
L’ordinanza eseguita oggi rappresenta il momento culminante di un’indagine che ha messo in luce la sistematicità delle condotte. Oltre al concorso in peculato – che configura la distrazione di denaro o cose mobili appartenenti alla pubblica amministrazione – e alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, i reati contestati includono il falso ideologico aggravato, riferibile probabilmente alla compilazione di certificazioni o documenti clinici falsi per giustificare le prestazioni abusive, e l’accesso abusivo a un sistema informatico, ipotesi che riguarda il reperimento illecito di dati o l’utilizzo improprio delle piattaforme informatiche della Asl. I Carabinieri del Nas, con il supporto dei colleghi dell’Arma territoriale, hanno notificato il provvedimento restrittivo al cardiologo Massimo Trianni e all’infermiera, i quali sono stati tradotti ai rispettivi domicili dove rimarranno a disposizione dell’Autorità giudiziaria. L’inchiesta, che si inserisce in un più ampio programma nazionale di vigilanza sulle attività libero professionali, conferma la crescente attenzione delle procure verso fenomeni di erosione delle risorse pubbliche in ambito sanitario, dove la linea di confine tra il lecito supplemento di lavoro privato e l’abuso d’ufficio rischia talvolta di sfumare in assenza di controlli rigorosi.




