Putin rilancia: “La guerra sta finendo”. Ma per il vertice con Zelensky pretende la firma finale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mosca. Al termine di una parata del Giorno della Vittoria che, per motivi di sicurezza, ha fatto a meno di carri armati e missili, Vladimir Putin ha scelto di spiazzare le cancellerie occidentali con una dichiarazione che, al di là della sua naturale ambiguità, sembra tracciare una linea netta nella sabbia. “Credo che la guerra in Ucraina sia al termine”, ha detto il presidente russo ai giornalisti, aggiungendo però un corollario importante: qualsiasi incontro diretto con Volodymyr Zelensky – che pure lui non esclude – non sarà un tavolo di trattativa, bensì il semplice atto di chiusura di un accordo già scritto. Una messa in scena, quella voluta dal Cremlino, che mira a ribaltare la percezione del conflitto, presentandolo come una partita ormai vinta sul piano militare e diplomatico, nonostante le evidenti difficoltà operative e le frizioni con gli Stati Uniti di Donald Trump.

Nessuna mediazione, solo una resa dei conti

Se la parte ucraina, cioè il signor Zelensky, è pronta a un incontro personale affinché io possa partecipare a questo evento o firmare qualcosa, ha precisato Putin, “deve essere il punto finale, non una parte dei negoziati”. Con questa frase, il leader del Cremlino ha gelato le speranze di chi, come il presidente americano, puntava a una trattativa rapida favorita dalla tregua di tre giorni mediata a maggio. La posizione russa è chiara: a Mosca interessa discutere solo le condizioni di resa o di ritiro delle truppe di Kiev, non la mediazione su un eventuale compromesso. A nulla è servito il messaggio consegnato dal premier slovacco Robert Fico, definito dallo zar privo di elementi nuovi; un segnale, questo, che indica come la linea dura sulla sovranità delle conquiste territoriali resti inamovibile.

Il negoziatore sognato dal Cremlino

In questa partita a scacchi che vede l'Europa in grave difficoltà diplomatica, Putin ha lanciato un nome preciso per il futuro del dialogo con Bruxelles: l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. “La Russia non ha mai rifiutato di negoziare con l’Ue”, ha assicurato, indicando nella vecchia volpe della politica tedesca, noto per i suoi stretti legami con l’industria energetica russa, la figura ideale per riannodare i fili. Una scelta, questa, che appare come una provocazione nei confronti dell’attuale governo tedesco e della Commissione europea, i quali hanno sempre cercato di isolare Schröder dopo l'invasione del 2022. Putin ha sostanzialmente detto agli europei: scegliete un leader di cui vi fidate e che non abbia usato un linguaggio offensivo verso Mosca, altrimenti per me va bene solo lui.

Le condizioni per la pace e il veto sui prigionieri

Sul fronte umanitario e operativo, le aperture rimangono contingentate. Mentre Trump e i suoi mediatori spingevano per uno scambio massiccio di prigionieri – approfittando del cessate il fuoco che ha caratterizzato le celebrazioni dell’81° anniversario della Vittoria – Putin ha dichiarato che Mosca non ha ancora ricevuto proposte formali da Kiev in merito. Sebbene le forze russe continuino a sostenere di combattere “una forza aggressiva sostenuta dall’intero blocco Nato”, il Presidente ha ammesso che la situazione resta grave, sebbene in fase di risoluzione. La parata in sordina sulla Piazza Rossa, senza i consueti armamenti pesanti per timore di attacchi aerei, è stata la metafora di una guerra che, più che volgere al termine, sembra entrare in una fase di stallo congelato, in attesa che l’Occidente accetti le condizioni imposte dal diritto russo del più forte.

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