La portaerei Nimitz nel mar dei Caraibi e l’incriminazione di Raúl Castro: la Casa Bianca alza la pressione su Cuba

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’amministrazione Trump ha deciso di inasprire la morsa attorno all’isola di Cuba, ricorrendo a una combinazione di strumenti militari e giudiziari che evoca le dinamiche della Guerra Fredda. Il dispiegamento della portaerei a propulsione nucleare USS Nimitz nel mar dei Caraibi, avvenuto in concomitanza con l’incriminazione formale dell’ex presidente Raúl Castro da parte del Dipartimento di Giustizia, rappresenta l’atto più eclatante di questa offensiva. La Nimitz, che nelle settimane precedenti stava conducendo esercizi di routine lungo la costa sudamericana, è stata spostata più a nord per sostare nei pressi delle acque cubane; una mossa che, sebbene ufficialmente definita dal presidente come "non intimidatoria" bensì umanitaria, viene letta dagli analisti come un chiaro messaggio di forza. Lo stesso presidente, interpellato alla Casa Bianca, ha ribadito che l’obiettivo è aiutare un paese "fallito" che non ha cibo né elettricità, ma ha evitato di fornire dettagli operativi sulla missione della nave da guerra, limitandosi a parlare di una "apertura" per i cubano-americani residenti in Florida.

Le accuse per l’abbattimento del 1996 e il precedente venezuelano

Il fulcro giudiziario di questa escalation risiede nell’incriminazione di Raúl Castro, il "comandante" ormai novantaquattrenne che, all’epoca dei fatti contestati (il 1996), ricopriva il ruolo di ministro delle Forze armate. Le accuse, che includono cospirazione per uccidere cittadini statunitensi e quattro capi d’imputazione per omicidio, si riferiscono all’abbattimento di due aerei civili appartenenti al gruppo esuli "Brothers to the Rescue" avvenuto quello stesso anno, un episodio che costò la vita a quattro persone, tre delle quali erano americani. L’ex presidente, anche se da tempo estromesso dalla guida operativa del partito e dello stato in favore di Miguel Díaz-Canel, rimane una figura simbolica fondamentale per l’apparato comunista; la sua eventuale estradizione (o cattura) sembra quindi un obiettivo ambizioso per l’amministrazione repubblicana. Va notato come Washington abbia già sperimentato una strategia simile lo scorso gennaio con l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, prelevato con un blitz dopo analoghe incriminazioni giudiziarie; un precedente che getta un’ombra sinistra sulle attuali mosse nel Caribe.

Il blocco petrolifero, le proteste e la reazione di Mosca

Sull’isola, la situazione civile è al collasso: a causa dell’embargo petrolifero imposto dagli Stati Uniti, che di fatto blocca le forniture essenziali, la popolazione deve fare i conti con blackout della durata fino a ventidue ore al giorno e una scarsità generale di cibo e medicinali. Questo disastro economico ha già innescato malcontenti popolari repressi duramente dalla polizia locale, mentre il regime accusa l’amministrazione Trump di voler deliberatamente affamare i cittadini per forzare un cambio di regime. Il segretario di Stato Marco Rubio, figlio di esuli cubani, ha giustificato la linea dura definendo l’Avana una "minaccia per la sicurezza nazionale", suscitando la dura reazione del ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez, che ha respinto le accuse definendole "menzogne". Sul fronte internazionale, a difendere il regime si sono schierate Russia e Cina. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha parlato di "ingerenza grossolana" che "rasenta la violenza", promettendo il sostegno "al popolo fratello" caraibico; un’alleanza quest’ultima che rispolvera le vecchie geometrie della guerra fredda, complicando ulteriormente il quadro geopolitico già infiammato dal conflitto ucraino.

Tra retorica umanitaria e pressione massima

Mentre il Pentagono conferma lo spostamento del gruppo d’attacco della Nimitz, Donald Trump continua a negare qualsiasi intenzione bellica, insistendo sulla necessità di assistere la popolazione cubana e definendo l’isola un paese sull’orlo del fallimento. Tuttavia, il mese di maggio ha visto anche l’arresto in Florida di Adys Lastres Morera, una donna accusata di essere un’agente del regime, e l’inasprimento delle sanzioni contro GAESA, il conglomerato militare che controlla gran parte dell’economia cubana e che, secondo fonti dell’intelligence, finanzia la leadership dell’Avana. Le proteste degli esuli a Miami, che chiedono giustizia per il 1996, offrono a Trump un potente palcoscenico mediatico a pochi mesi dalle elezioni di Midterm. E se da una parte l’amministrazione dichiara di preferire la via diplomatica, la presenza della più grande nave da guerra americana al largo delle coste cubane racconta una storia diversa, fatta di pressione massima e di una posta in gioco che sembra aumentare di ora in ora.

Meta Description: L’invio della portaerei Nimitz e l’accusa di omicidio contro l’ex presidente cubano Raúl Castro fanno temere una escalation militare Usa sull’isola.

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