Raul Castro, prima uscita pubblica all’Avana dopo l’incriminazione di Washington

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’anziano generale, lo si vede in uniforme verde oliva mentre entra in una sala gremita ricevendo una standing ovation, ha fatto ritorno sulla scena pubblica durante una cerimonia tenutasi al Ministero degli Interni cubano.

Le immagini, diffuse nella serata di venerdì dalla televisione di stato attraverso il canale Caribe Channel, documentano la prima partecipazione a un evento ufficiale di Raul Castro da quando il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso noto il procedimento penale a suo carico per il ruolo che avrebbe avuto nell’abbattimento di due aerei civili avvenuto nel 1996.

Il leader, che ha compiuto 95 anni lo scorso 3 giugno, non si era più mostrato in pubblico dall’incriminazione formalizzata il 20 maggio da Washington, un’accusa che lo vede imputato, insieme ad altri cinque ufficiali, di omicidio e distruzione di aeromobili.

L’ombra del 1996 e l’accusa di Washington

Le accuse, che affondano le radici in un episodio risalente a quasi trent’anni fa quando Castro ricopriva la carica di ministro della Difesa sotto la presidenza del fratello Fidel, si riferiscono all’abbattimento di due Cessna dell’organizzazione anticastrista “Brothers to the Rescue” (Hermanos al Rescate) avvenuto il 24 febbraio del 1996. Quel giorno, i velivoli dell’organizzazione di esuli con base a Miami – che si occupava di lanciare volantini di propaganda antigovernativa sull’isola – furono intercettati nello spazio aereo internazionale da caccia MiG cubani.

I quattro membri dell’equipaggio, che erano cittadini statunitensi, persero la vita nel raid; un terzo aereo, quello del fondatore del gruppo José Basulto, riuscì invece a mettersi in salvo. Gli inquirenti federali, che hanno recentemente riaperto il fascicolo approfittando dell’arresto in Florida di uno dei piloti coinvolti – un elemento che ha fornito nuova linfa a un’indagine rimasta ferma per decenni – sostengono che l’ordine di abbattere i velivoli partì direttamente dai vertici del regime.

La messa in scena del potere e il sostegno di Diaz-Canel

La presenza dell’ex presidente all’evento, che celebrava il 65esimo anniversario della fondazione del Ministero dell’Interno, è apparsa come una messa in scena studiata per proiettare un’immagine di coesione e sfida di fronte alle crescenti tensioni con l’amministrazione statunitense.

Accanto a lui, seduto tra i vertici del partito unico e i generali delle Forze armate rivoluzionarie, c’era l’attuale presidente Miguel Diaz-Canel, il quale ha approfittato della ribalta per pronunciare un discorso dal tono acceso contro quella che ha definito una “farsa” giudiziaria orchestrata da Washington.

“Raul è Cuba, e Cuba non si tocca”, ha tuonato il presidente cubano, un’esortazione che mira a trasformare l’incriminazione in un simbolo della resistenza nazionale contro l’imperialismo, cercando di galvanizzare le basi del partito in un momento di grave crisi economica per l’isola.

Il leader storico, visibilmente provato dall’età ma sorridente di fronte agli obiettivi delle telecamere, ha ricevuto l’abbraccio caloroso dei gerarchi in una sala del teatro Carlos Marx, una cerimonia che però non è riuscita a nascondere le profonde spaccature e le difficoltà che il paese sta attraversando.

Un silenzio rotto tra sanzioni e accuse reciproche

L’assenza di Raul Castro dalle scene durante le ultime settimane aveva alimentato voci insistenti sulle sue condizioni di salute, tanto più che non era apparso nemmeno nelle manifestazioni di solidarietà organizzate dal governo in sua difesa dopo l’annuncio delle accuse da parte del Dipartimento di Giustizia.

La sua riapparizione di venerdì sera – la prima dopo le celebrazioni del Primo Maggio – ha dunque una valenza politica specifica: servire da parafulmine per la leadership cubana, distogliendo l’attenzione dalle dure sanzioni energetiche imposte dagli Stati Uniti che stanno strangolando l’economia nazionale, causando blackout e penuria di carburante.

Da parte loro, i pubblici ministeri americani hanno ribadito che l’incriminazione non è un atto simbolico e che esiste un mandato di cattura attivo contro l’ex presidente, anche se la reale possibilità di vederlo comparire davanti a un tribunale di Miami appare al momento remota. La querelle tra i due paesi, riaccesa da questa azione legale, si consuma ora interamente sul piano propagandistico, con l’Avana che denuncia un “atto di genocidio” e Washington che promette di continuare la stretta sul regime.

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