Sparatoria a Monreale, l’arcivescovo: "Due vittime erano membri di una confraternita"
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Redazione Interno
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La violenza ha colpito ancora una volta Monreale, lasciando dietro di sé una scia di sangue e dolore. Nella notte tra sabato e domenica, in via Benedetto d’Acquisto, a pochi metri dal Duomo, una lite – scoppiata per motivi ancora da chiarire, ma apparentemente futili – si è trasformata in una sparatoria che ha ucciso tre giovani e ferito altri due. I morti, tutti sotto i 35 anni, sono Salvatore Turdo, 23 anni, Massimo Pirozzo e Andrea Miceli, entrambi di 26. Proprio Miceli, prima di essere colpito a morte, ha compiuto un gesto che i testimoni descrivono come eroico: dopo aver fatto salire in macchina la fidanzata, le ha ordinato di chiudersi dentro e di non aprire, tentando forse di proteggerla da quanto stava per accadere. Poi è corso in aiuto del cugino, Turdo, e insieme sono stati raggiunti dai proiettili.
L’arcivescovo di Monreale, reduce dal funerale di Papa Francesco a Roma, ha espresso sgomento per quanto accaduto. "Sono atterrato a Palermo e mi è stata comunicata una notizia dolorosa, sconcertante e inaccettabile", ha dichiarato, sottolineando che due delle vittime facevano parte della Confraternita del Santissimo Crocifisso. La sua voce si è unita a quella di una città sotto choc, dove la strage è avvenuta in pieno centro, davanti a decine di testimoni, molti dei quali ora vengono ascoltati dai carabinieri.




