Monreale piange i suoi tre giovani, uccisi in una sparatoria
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Redazione Interno
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La piazza è gremita, ma il silenzio pesa più delle parole. Tra i fiori accatastati e le foto dei tre ventenni stampate sulle magliette degli amici – con quella scritta che sembra un urlo, "il sole non lo spegni se gli spari" – Monreale si stringe attorno ai feretri di Salvatore Turdo, Andrea Miceli e Massimo Pirozzo. Le bare bianche, accolte da un applauso lungo e strozzato, hanno attraversato la folla prima di entrare nel Duomo, dove il dolore si è fatto silenzio. Fuori, due maxischermi hanno permesso a migliaia di persone di seguire le esequie, in un’atmosfera che ha unito rabbia, sgomento e incredulità.
La strage, avvenuta nella notte tra sabato e domenica a pochi passi dalla cattedrale, ha lasciato ferite profonde. Le indagini, ancora in corso, stanno ricostruendo i momenti precedenti agli spari: secondo alcune testimonianze, qualcuno avrebbe gridato "mira alla folla, non in aria", un dettaglio che suggerisce una violenza deliberata. Salvatoere Caruso, arrestato con l’accusa di essere uno degli esecutori materiali, non avrebbe agito da solo. Gli investigatori sono alla ricerca di almeno un altro complice, mentre la cittadina cerca risposte che ancora non arrivano.
Nella loro lettera congiunta, gli arcivescovi di Monreale e Palermo, monsignori Isacchi e Lorefice, hanno parlato di una "tragedia che interpella tutti", denunciando il "contagio della violenza" che sembra insinuarsi nelle pieghe di un territorio già segnato da ferite antiche. L’omelia ha toccato un nervo scoperto, evitando però i toni della retorica per lasciare spazio alla crudezza dei fatti.




