Tensione Confindustria-governo, perché l'Ires nella legge di Bilancio stabilisce una pace solo a metà
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Redazione Economia
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Alla fine, l’Ires dovrebbe arrivare. Pur munita di una serie di paletti condizionali e limitata a quattro (e non i cinque richiesti) punti, la riduzione «premiale» dell’Ires per favorire gli investimenti dovrebbe entrare nella legge di Bilancio che sarà approvata dal Parlamento. Il parto è stato tutto tranne che indolore ed è stato l’atto finale di una vicenda che si è dipanata nelle scorse settimane, fino a rappresentare il termometro dei rapporti tra il governo Meloni e la Confindustria.
L’Ires, l’imposta sui redditi delle società, è al 24%, ma il governo con la Manovra, approdata in Aula alla Camera, intende ridurla al 20%, solo per un anno e solo per gli utili reinvestiti in azienda. E per farlo viene chiesto un contributo alle banche, con un anticipo di liquidità. Dopo la stangata da 6 miliardi contenuta nel testo iniziale della Legge di Bilancio, si prevede un altro prelievo straordinario a carico delle banche e delle assicurazioni di 400 milioni di euro, proprio per finanziare il taglio dell’Ires.
L’Ires passa dal 24% al 20% per le aziende che accantonano l’80% degli utili. Di questi, una quota di almeno il 30% deve essere rivolta a investimenti per l’acquisto di beni strumentali. Il 24% deve essere stato reinvestito nell’esercizio 2023. Per usufruire dello sconto, le aziende dovranno avere un numero di lavoratori non inferiore alla media del triennio precedente, non aver richiesto la cassa integrazione e non aver ridotto il personale.
Nella manovra 2025 in discussione alla Camera viene introdotta l'Ires premiale per le aziende: lo sconto di 4 punti per le imprese che investono e assumono. La versione approvata integra una proposta di Fratelli d'Italia che richiede una quota di investimenti anche nel 2023. Per avere lo sconto del 4% le imprese dovranno assumere nuovi dipendenti.




