Khartoum sotto attacco, accuse a Emirati ed Etiopia
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Redazione Esteri
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L’attacco all’aeroporto di Khartoum segna una nuova escalation nella guerra civile sudanese, con il governo che accusa direttamente Emirati Arabi Uniti ed Etiopia di coinvolgimento nei bombardamenti. Le autorità sudanesi, attraverso il ministro degli Esteri Muh al-Din Salem e il portavoce dell’esercito Asim Awad Abd al-Wahab, hanno parlato di raid simultanei che hanno colpito lo scalo e altri obiettivi militari nella capitale, riaccendendo le tensioni regionali e mettendo in discussione la stabilità recentemente rivendicata dal governo.
Raid su aeroporto e quartieri della capitale
Lunedì 4 maggio una serie di attacchi ha interessato l’area dell’aeroporto di Khartoum, insieme a quartieri residenziali e strutture militari. Secondo le autorità, quattro colpi hanno centrato lo scalo: due hanno danneggiato un edificio amministrativo, mentre gli altri due sono caduti su abitazioni vicine. L’episodio conferma la vulnerabilità della capitale, nonostante la riconquista da parte dell’esercito e gli sforzi per ripristinare un’apparente normalità dopo due anni di conflitto.
Il raid assume un significato ancora più rilevante alla luce della recente riapertura dell’aeroporto internazionale, avvenuta nell’ottobre 2025 dopo lunghi lavori di riparazione. Il ritorno dei primi voli era stato presentato come il simbolo di una ripresa istituzionale e operativa dello Stato, ma l’attacco con droni delle RSF dimostra come la situazione resti instabile e soggetta a nuove escalation improvvise.
Accuse ufficiali e tensioni regionali
Le accuse formali rivolte a Emirati Arabi Uniti ed Etiopia rappresentano un passaggio rilevante nella crisi, ampliando il conflitto oltre i confini interni. Il governo sudanese sostiene che il coinvolgimento esterno sia diretto e legato agli attacchi via drone che hanno colpito la capitale. La posizione ufficiale è stata accompagnata dal richiamo dell’ambasciatore, segnale di un deterioramento delle relazioni diplomatiche.
Il confronto si inserisce in un contesto già complesso, con un rimpallo di responsabilità tra Khartoum e Addis Abeba che alimenta una crescente tensione nel Corno d’Africa. La crisi sudanese, spesso descritta come “dimenticata”, torna così al centro dell’attenzione quando i suoi effetti rischiano di estendersi oltre i confini nazionali, coinvolgendo attori regionali e internazionali in modo sempre più diretto.
Nuovi equilibri tra Africa e Golfo
L’escalation diplomatica si intreccia con dinamiche più ampie che coinvolgono anche il Golfo, mentre il quadro si complica ulteriormente con sviluppi paralleli sul piano internazionale. Il riferimento al recente intervento diplomatico di Donald Trump, con la rimozione delle sanzioni all’Eritrea, aggiunge un ulteriore elemento di instabilità in una regione già segnata da equilibri fragili.
Gli attacchi su Khartoum mostrano come la guerra civile sudanese resti aperta e in evoluzione, con la capitale ancora esposta a operazioni militari nonostante i tentativi di consolidamento del controllo governativo. Le accuse incrociate e le mosse diplomatiche indicano un contesto in cui il conflitto interno si lega sempre più a interessi e tensioni regionali, rendendo difficile ogni prospettiva di stabilizzazione nel breve periodo.




