Risiko bancario, scontro tra Mps e Intesa sulle offerte: Paparella "Lovaglio offre ciò che è già dei soci"

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il confronto a distanza tra Monte dei Paschi di Siena e Intesa Sanpaolo si accende sul terreno delle contrapposte offerte che animano il risiko bancario italiano. Da un lato l'amministratore delegato della banca senese, Luigi Lovaglio, rivendica la solidità del proprio progetto industriale e respinge con fermezza l'ipotesi di smembramento dell'istituto.

Dall'altro lato, sul Sole 24 Ore, il professor Franco Paparella della Sapienza Università di Roma firma un'analisi tecnica che ridimensiona drasticamente la portata dell'iniziativa del Monte, sostenendo che la distribuzione straordinaria promessa agli azionisti non costituisce un premio reale ma una semplice restituzione di patrimonio già esistente.

La difesa di Lovaglio e il no allo spezzatino

Lovaglio ha descritto la doppia Ops su Banco Bpm e Banca Generali come un'operazione "articolata ma gestibile", ribadendo che il progetto "unisce, non divide". L'amministratore delegato ha sottolineato la complementarità territoriale tra le due reti, con Banco Bpm maggiormente radicato al Nord e Mps presente al Centro e al Sud, e ha indicato l'obiettivo di costruire un gruppo con 11 milioni di clienti e oltre 800 miliardi di attività finanziarie.

La distribuzione straordinaria annunciata per gli azionisti del Monte ammonta a circa 4 miliardi tra cassa e azioni Generali, un ammontare che secondo Lovaglio garantisce "valore oggi e domani". Sul piano della tenuta dell'operazione, l'amministratore delegato ha escluso contatti preventivi con il socio Delfin e ha affermato di rispettare la posizione di neutralità espressa dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.

L'analisi di Paparella: premio esterno contro redistribuzione interna

La tesi sostenuta da Paparella sul quotidiano di Confindustria capovolge la prospettiva. Secondo il professore, l'Opas di Intesa Sanpaolo su Mps incorpora un premio del 12,5% rispetto ai prezzi precedenti all'annuncio, un beneficio che arriva da un soggetto terzo esterno alla banca e che si aggiunge al valore già incorporato nelle azioni. La manovra difensiva di Mps, al contrario, si concretizza in una distribuzione straordinaria pari complessivamente a 1,208 euro per azione tra componente cash e azioni Generali, risorse che provengono dal patrimonio della banca stessa.

Per il piccolo azionista, dunque, il risultato può apparire generoso sul piano nominale ma non equivale economicamente a un premio vero e proprio, perché cambia la forma del valore ma non la sua origine. A complicare il quadro interviene il trattamento fiscale: la distribuzione viene tassata come nuova ricchezza, con un onere che per un azionista persona fisica residente in Italia può arrivare al 26% delle somme ricevute, incidendo su un patrimonio che prima dell'operazione apparteneva già ai soci attraverso il valore patrimoniale della banca.

I numeri dell'Opas di Intesa e gli ostacoli sul cammino di Lovaglio

L'offerta di Intesa Sanpaolo, approvata dall'assemblea straordinaria di Torino con un consenso vicino al 97%, prevede un corrispettivo di 16 azioni ordinarie Intesa ogni 10 azioni Mps, oltre a un euro in contanti per ciascun titolo conferito, e un valore complessivo di circa 30,6 miliardi di euro. L'operazione mira a rafforzare la leadership europea del gruppo nel wealth management e, per agevolare il via libera antitrust, è stato siglato un accordo vincolante con Unipol per la cessione di un'entità bancaria comprendente il marchio Mps e circa 635 filiali.

Sul fronte opposto, il cammino della doppia Ops di Lovaglio presenta più di un ostacolo. L'economista Marcello Messori, in un'intervista a Repubblica, ha definito il piano "arduo" sul piano della fattibilità, richiamando la necessità di raggiungere il quorum qualificato nell'assemblea straordinaria di ottobre a Siena, dove sarebbe necessaria una convergenza tra Delfin e il gruppo Caltagirone.

Messori ha inoltre evidenziato la posizione di Crédit Agricole, primo socio di Banco Bpm, che nel nuovo gruppo diventerebbe azionista di minoranza: "Io faccio fatica a vedere quali possano essere i vantaggi che Mps conferisce all'Agricole". L'economista ha infine ricordato l'intreccio di parti correlate legato alla partecipazione del 13,3% detenuta in Generali dal sistema Mps-Mediobanca, un nodo che renderebbe ancora più complessa l'acquisizione di Banca Generali.

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