L‘ottavo giorno di guerra, nuovi attacchi israeliani a Teheran mentre l‘Italia invia una fregata a Cipro
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Redazione Esteri
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Nell’ottavo giorno dall’inizio dell’offensiva congiunta, la situazione in Medio Oriente si fa di ora in ora più incandescente: le Forze di difesa israeliane hanno infatti annunciato una nuova e “vasta ondata di attacchi” mirata non solo contro obiettivi governativi nel cuore di Teheran, ma anche e soprattutto contro le infrastrutture strategiche del paese, nel tentativo di decapitare le capacità di risposta della Repubblica Islamica. Secondo quanto riportato da fonti militari, sarebbero oltre ottanta i caccia israeliani coinvolti in questa ultima fase delle operazioni, velivoli che hanno preso di mira, tra le altre cose, un’accademia militare dei Guardiani della Rivoluzione, utilizzata come installazione di emergenza, e un centro di comando sotterraneo. La risposta di Teheran, dal canto suo, non si è fatta attendere: all’allarme lanciato su Gerusalemme, dove le sirene sono risuonate per l’arrivo di un missile, hanno fatto seguito nuove raffiche di droni e missili balistici lanciati verso Israele e verso le basi americane presenti nei paesi del Golfo, in una spirale bellica che sembra ormai aver travolto ogni argine diplomatico.
La fregata italiana Federico Martinengo salpata da Taranto
In questo quadro di crescente instabilità, l’Italia ha mosso le sue pedine sullo scacchiere mediterraneo: dalla base di Taranto, nella notte, ha salpato gli ormeggi la fregata Federico Martinengo, una delle unità piú avanzate della Marina Militare, dotata di un sofisticato sistema di difesa missilistica e di radar in grado di rilevare minacce fino a duecento chilometri di distanza. La nave, con a bordo piú di centosessanta marinai, è diretta verso le acque di Cipro, paese membro dell’Unione Europea che si è trovato sulla linea del fronte dopo essere stato bersaglio di droni iraniani. Una missione, questa, che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha giustificato alla Camera richiamando l’articolo 5 del trattato Nato, quello che prevede la difesa collettiva in caso di attacco a un alleato, sebbene al momento Roma non abbia ricevuto da Washington alcuna richiesta formale per l’utilizzo attivo delle basi militari sul proprio territorio. Un dispiegamento di forze, quello deciso dal governo, che segue le orme di Francia, Spagna e Paesi Bassi, e che mira a fornire una difesa aerea contro la minaccia di droni e missili, in un'area dove il conflitto rischia di allargarsi ulteriormente.
Il fronte si allarga: colpita base Unifil in Libano, razzi su Arabia Saudita e Golfo
La regionalizzazione del conflitto, del resto, non è piú soltanto uno scenario ipotetico: nella giornata di ieri, un attacco ha centrato una base dei caschi blu Unifil ad Al Qawzah, nel sud del Libano, ferendo gravemente due soldati ghanesi e provocando l’incendio della mensa ufficiali. Un episodio grave, che la missione Onu non ha esitato a definire “inaccettabile” e che configura, secondo il diritto internazionale, una potenziale violazione della Risoluzione 1701, se non addirittura un crimine di guerra. Parallelamente, l’esercito saudita ha comunicato di aver intercettato e distrutto un missile balistico diretto verso la base aerea Principe Sultan, a sud-est di Riad, struttura che ospita personale militare statunitense. Non solo: decine di droni sono stati abbattuti mentre puntavano verso il gigantesco giacimento petrolifero di Shaybah, a testimonianza di come Teheran stia cercando di colpire gli interessi energetici dei rivali regionali e le infrastrutture chiave dove risiedono le forze americane. Le difese aeree di Qatar, Emirati Arabi Uniti e Bahrein sono state ripetutamente attivate, con l'aeroporto di Dubai che ha subito una parziale chiusura e una sospensione temporanea dei voli a causa della caduta di detriti dovuti alle intercettazioni.
L’intransigenza di Trump e la posizione dell’opposizione italiana
Sul piano politico e retorico, la voce piú dura è ancora una volta quella del presidente americano Donald Trump, il quale ha escluso categoricamente qualsiasi ipotesi di negoziato, imponendo come unica via d'uscita la “resa incondizionata” dell’Iran. Un messaggio, diffuso attraverso la sua piattaforma Truth Social, in cui il tycoon ha parlato di “distruzione totale” per il paese, rivendicando il diritto di essere coinvolto nella scelta di un nuovo leader supremo. In questo clima di fuoco incrociato, si inseriscono anche le reazioni della politica italiana: la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha attaccato l'esecutivo, sostenendo che se ci fosse stato un governo di centrosinistra si sarebbe chiamata la situazione con il suo nome, ovvero “una azione militare unilaterale di Usa e Israele che viola il diritto internazionale”, chiedendo invece all'esecutivo di Meloni di fare pressione su Trump per fermare le ostilità e garantire la sicurezza dei connazionali ancora bloccati nell’area. Una presa di posizione netta, quella della leader dem, che distingue tra le “ritorsioni indiscriminate del regime iraniano” e l’illegalità dell’offensiva in corso, in un contesto in cui il bilancio dei civili uccisi, secondo Teheran, ha ormai superato le 1332 vittime.




