L’Italia invia la fregata Martinengo per la difesa di Cipro, ma Meloni chiarisce: “non siamo in guerra”
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Redazione Esteri
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La fregata missilistica “Federico Martinengo”, unità della classe FREMM della Marina Militare italiana, è stata designata per partecipare alla missione di difesa dell’area di Cipro, l’isola nel Mediterraneo orientale che nelle scorse settimane è finita nel mirino della rappresaglia iraniana. Il dispositivo, che vede l’Italia operare in coordinamento con Spagna, Francia e Olanda, prevede l’impiego di circa 160 militari a bordo dell’unità, la quale vanta una recente esperienza in teatri operativi complessi, avendo concluso solo lo scorso anno il suo impegno nella missione europea Eunavfor Aspides nel Mar Rosso, dove ha contribuito a scortare il traffico mercantile dalle minacce Houthi. La scelta di inviare una nave con tali caratteristiche, specializzata nella guerra anti-superficie e anti-sommergibile ma dotata di capacità di difesa aerea, risponde alla necessità di proteggere uno snodo cruciale che ospita, tra l'altro, la base britannica di Akrotiri, recentemente presa di mira da droni e missili balistici innescando una catena di reazioni a catena.
Una risposta coordinata alla crisi nel Golfo
L’escalation che ha portato al dispiegamento navale affonda le sue radici nell’ampia crisi innescata nel Golfo Persico dopo le azioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro Teheran, cui è seguita una replica iraniana che non ha risparmiato obiettivi ritenuti collegati agli alleati occidentali. Oltre agli attacchi che hanno coinvolto basi in Iraq e nel Golfo, l’attenzione si è spostata sul Mediterraneo quando droni Shahed-136, verosimilmente lanciati da proxies regionali, hanno raggiunto lo spazio aereo cipriota, costringendo i caccia Typhoon della RAF ad alzarsi in volo per intercettarli e provocando danni minori all’aerodromo di Akrotiri. È in questo contesto di tensione dilatata che l’Italia, assieme ai partner europei, ha accelerato i piani per blindare l’isola, sebbene la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, abbia tenuto a precisare in più occasioni che “non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”, sottolineando come l’obiettivo primario rimanga la protezione degli interessi nazionali e dei circa duemila militari italiani presenti in area.
Capacità e assetto della missione italiana
La fregata “Federico Martinengo”, che lo scorso gennaio era rientrata alla base navale di Taranto dopo un lungo periodo di attività operative, torna dunque a navigare verso est, inserita in un contesto multinazionale più ampio. Oltre alla sua designazione, fonti di stampa specializzata ipotizzano un possibile rafforzamento del dispositivo tricolore con l’invio di un cacciatorpediniere o di una seconda fregata classe FREMM, magari la “Schergat” attualmente impegnata nell’operazione “Mediterraneo Sicuro”, unità in grado di intercettare e neutralizzare minacce aeree, inclusi droni, a centinaia di chilometri di distanza. Non si esclude, inoltre, che possa essere valutato l’impiego della portaerei Cavour per garantire una presenza più strutturata, sebbene il piano ufficiale parli al momento di un impegno incentrato sulla difesa aerea e anti-drone, come confermato dal ministro della Difesa Guido Crosetto durante le comunicazioni alle Camere.
Il quadro geopolitico e la posizione italiana
Mentre il Regno Unito ha dato il via libera agli Stati Uniti per l’utilizzo delle basi di Akrotiri e Dhekelia per scopi difensivi, una decisione che ha di fatto esposto l’isola a ritorsioni, l’Italia ha preferito muoversi sul doppio binario della deterrenza navale e della diplomazia. Meloni ha ribadito che eventuali richieste per un uso offensivo delle basi americane presenti sul territorio nazionale, qualora dovessero arrivare, richiederebbero un passaggio parlamentare e una decisione collegiale del governo, ribadendo che al momento non vi sono state sollecitazioni in tal senso. Nel frattempo, la crisi ha prodotto effetti anche sul fronte energetico, con il governo che ha attivato task force per monitorare i prezzi del gas e scongiurare fenomeni speculativi, dimostrando come un conflitto che sembra lontano possa riverberarsi rapidamente sulle economie nazionali. L’invio della “Martinengo” rappresenta quindi un tassello di una strategia più ampia, concordata con francesi e spagnoli, volta a rassicurare i partner dell’area senza tuttavia varcare la soglia di un intervento bellico diretto.




