Fifa, la proposta di Infantino: "Squalificare calciatori che si coprono la bocca"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’onda lunga del caso scoppiato durante la sfida di Champions League tra Benfica e Real Madrid, con l’argentino Gianluca Prestianni finito al centro delle accuse da parte di Vinicius Junior per un presunto insulto razzista, ha raggiunto i vertici del calcio mondiale. Gianni Infantino, presidente della Fifa, ha infatti deciso di intervenire in maniera netta sulla questione, annunciando una proposta destinata a modificare in modo sostanziale la gestione disciplinare delle partite. Nel corso di un’intervista rilasciata a Sky News, il numero uno della Federcalcio internazionale ha posto l’accento su un gesto diventato ormai abituale tra i calciatori, quello di coprirsi la bocca durante i dialoghi con gli avversari, ipotizzando per questo una sanzione esemplare. La sua riflessione parte da un presupposto chiaro: chi adotta un simile comportamento, secondo Infantino, lo fa con l’intenzione di nascondere qualcosa, e in particolare frasi che potrebbero rivelarsi offensive o, nel caso specifico, discriminatorie.

Il principio della presunzione e la svolta regolamentare

“Se un giocatore si copre la bocca e dice qualcosa che ha una conseguenza razzista, allora deve essere espulso, ovviamente”, ha dichiarato Infantino, sottolineando come si debba partire dal presupposto che chi compie quel gesto abbia pronunciato parole non consentite. Il ragionamento del dirigente svizzero, ripreso da diversi organi di stampa internazionali come la BBC, si spinge oltre la semplice interpretazione arbitrale, toccando il nodo della prova. “Si deve presumere che abbia detto qualcosa che non avrebbe dovuto dire, altrimenti non avrebbe dovuto coprirsi la bocca. Semplicemente non capisco: se non hai qualcosa da nascondere, non nascondi la bocca quando dici qualcosa. È così, è semplice”, ha aggiunto, lasciando intendere che la mera azione di coprirsi potrebbe diventare essa stessa un indizio sufficiente per l’intervento dell’arbitro. La proposta, come confermato dallo stesso Infantino, non è isolata ma si inserisce in un contesto più ampio di riflessione portato avanti dall’Ifab, l’organo che detta le regole del gioco, riunitosi in Galles per la 140ª Assemblea Generale Annuale. Tra le modifiche al vaglio, alcune delle quali potrebbero essere introdotte già in vista del Mondiale in programma quest’estate negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, spicca dunque questa stretta sui comportamenti in campo, volta a rendere più efficace la lotta a ogni forma di discriminazione.

Il precedente Prestianni-Vinicius e la reazione dei club

A dare ulteriore alla necessità di un cambio di rotta è stato proprio l’episodio che ha visto protagonisti il giovane centrocampista del Benfica e l’attaccante brasiliano. Durante il match valido per i playoff di Champions League, Prestianni era finito sotto accusa per aver rivolto un insulto a Vinicius, coprendosi nel contempo la bocca con la maglia per evitare di essere letto labialmente. Un gesto che ha reso complesso il lavoro degli inquirenti UEFA e che ha portato a una sospensione cautelare del calciatore argentino, escluso dalla successiva partita di ritorno. Sul caso è intervenuto, seppur indirettamente, anche José Mourinho, attuale tecnico del Benfica. Il portoghese, interpellato sull’accaduto in conferenza stampa, ha adottato una posizione ferma, dichiarando senza mezzi termini che qualora Prestianni dovesse essere riconosciuto colpevole di insulti razzisti, la sua carriera sotto la propria gestione sarebbe terminata. “Se il mio giocatore è davvero colpevole di insulti razzisti, la sua carriera col sottoscritto sarà finita, ma la presunzione d’innocenza è un diritto”, ha tenuto a precisare Mourinho, riecheggiando nelle sue parole il tema della giustizia sportiva e della necessità di prove certe, un diritto quest’ultimo che non può essere sacrificato nemmeno di fronte all’urgenza di reprimere fenomeni gravi come il razzismo.

Verso un nuovo codice disciplinare e il ruolo della tecnologia

La posizione espressa da Infantino, dunque, non si limita a un’invocazione generica di maggiore severità, ma si traduce in un progetto concreto che l’Ifab dovrà valutare nelle prossime settimane. L’obiettivo dichiarato è quello di dotare gli arbitri di strumenti più efficaci per intervenire in tempo reale, senza dover necessariamente attendere le complesse e spesso inconcludenti procedure post-partita basate su registrazioni audio o testimonianze. La FIFA, attraverso il suo presidente, sembra voler spingere affinché la responsabilità disciplinare ricada in modo più diretto sui comportamenti visibili e inequivocabili, come appunto quello di coprirsi la bocca durante un alterco, considerato alla stregua di un tentativo di occultare un’offesa. “Dobbiamo agire e essere risoluti, e questo deve avere un effetto deterrente. Forse dovremmo anche pensare non solo a punire, ma anche a cambiare la nostra cultura, a consentire ai giocatori o a chiunque faccia qualcosa di scusarsi”, ha concluso Infantino, aprendo a scenari che potrebbero prevedere percorsi di riabilitazione, ma ribadendo al contempo che il tempo delle mezze misure, per la FIFA, è finito.

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