Tragedia a Crans-Montana, il racconto di Paolo Campolo: "Soccorsi ritardati e carenze nelle operazioni"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La voce di Paolo Campolo, quella notte di Capodanno a Crans-Montana, è ancora carica di un dolore che si fa racconto preciso, testimonianza che non intende arretrare di fronte al bisogno di verità. Intervenendo nel salotto televisivo di "Verissimo", l'uomo ha ripercorso i momenti concitati che seguirono il boato nell'afoso locale Le Constellation, dove persero la vita quarantuno persone e altre centoquindici rimasero ferite, in gran parte giovani. "Stavamo festeggiando", ha ricordato, "quando ci chiamò la figlia della mia compagna, che era lì con il fidanzato". Era una telefonata disperata, segnata dalle lacrime e dall'annuncio di un'esplosione, che lo spinse ad agire d'istinto, coraggiosamente, mentre il panico già si diffondeva tra le mura della discoteca.

L'intervento immediato e le prime incongruenze

Raggiunta la struttura, Campolo si trovò di fronte a una scena di caos indescrivibile, con molti ragazzi intrappolati dal fumo e dalle fiamme. Fu proprio in quel frangente, agendo con prontezza e determinazione, che riuscì a trarne in salvo un numero consistente, circa quindici, guidandoli verso una via di fuga. Quel che emerse subito dopo ai suoi occhi, però, andava ben oltre l'orrore immediato dell'incendio, configurandosi come una sequela di inadempienze che avrebbero aggravato la tragedia. Fin dai primi istanti, infatti, l'uomo ha dichiarato di aver avvertito una stridente discrepanza tra l'urgenza della situazione e la risposta dei mezzi di soccorso, i quali, a suo dire, non sarebbero stati allertati con la celerità necessaria.

Le gravi accuse sulle modalità di assistenza

Le sue parole, scandite con il fermo proposito di parlare anche per chi non può più farlo, si sono concentrate con particolare forza sulle ore successive al rogo. Campolo ha accusato senza mezzi termini le autorità locali di avere lasciato vittime e feriti, molti dei quali in condizioni critiche, abbandonati all'asfalto e al gelo della notte alpina per un lasso di tempo che definisce "circa due ore". Una circostanza, questa, che aggiunge un tassello inquietante al già drammatico bilancio della strage, ponendo interrogativi stringenti non solo sulle cause dell'incendio ma anche sull'efficacia del primo intervento e della successiva catena logistica dell'emergenza.

Una testimonianza per le indagini in corso

Il suo racconto, che evita volutamente di scadere in un sterile protagonismo per mantenersi su un piano di cruda oggettività, rappresenta oggi un elemento di notevole peso nell'ambito delle inchieste giudiziarie avviate dalle procure competenti. Denunciando quelle che definisce "carenze e ritardi" palpabili, l'analista finanziario non fa che confermare i sospetti che da più parti erano stati avanzati sulla disorganizzazione dei soccorsi. Una vicenda, quella di Crans-Montana, la cui piega giudiziaria è ancora tutta da scrivere, ma che già deve fare i conti con una verità testimoniata da chi, in prima persona, ha cercato di opporsi al destino tragico di quella notte.

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