Incendio a Crans-Montana, una notte di festa trasformata in tragedia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le immagini diffuse dalla Polizia cantonale vallesana, che mostrano le forze dell'ordine mentre presidiano il perimetro attorno al locale «Le Constellation», offrono una prima, gelida rappresentazione della sciagura che ha colpito la nota località sciistica nella notte di Capodanno. L’incendio, seguito da un’esplosione, ha infatti spento le vite di una quarantina di persone, mentre un altro centinaio circa – secondo i dati provvisori e destinati a evolversi – sono rimaste ferite, in uno scenario che i soccorritori hanno descritto come estremamente complesso. La rapidità con cui le fiamme si sono propagate, stando alle prime ricostruzioni, ha creato il panico tra i giovani che affollavano il locale per celebrare l’arrivo del 2026, rendendo problematiche le operazioni di fuga e limitando, di fatto, le possibilità di salvezza per molti di loro.

Le testimonianze raccolte tra lo sgomento

La drammaticità di quei momenti emerge con forza dalle parole di chi, come Delia Gubbay – milanese con casa a Crans-Montana da quasi trent’anni –, si è trovata a vivere la tragedia da vicino. La donna, che era sul posto con la sua numerosa famiglia per le festività, ha descritto uno scenario apocalittico, riportando la testimonianza diretta di una sua congiunta: «Mia nuora ha visto gente che bruciava». Sotto shock, la Gubbay ha sottolineato l’assoluta eccezionalità dell’evento, affermando di non avere memoria di nulla di simile nella lunga storia dei suoi soggiorni in località, e ha espresso la profonda angoscia per il destino di molti giovani di cui si erano perse le tracce, ammettendo che alcuni di loro, forse, dopo essere stati in casa sua potrebbero aver deciso di concedersi proprio quell’ultimo drink fatale.

Il racconto degli aiuti e delle prime immagini

Altre testimonianze, come quella della vicesindaca di Ascona Michela Ris, hanno dipinto un quadro agghiacciante di ciò che è avvenuto all’esterno del locale, dove molti ragazzi sono riusciti a uscire in condizioni spaventose. «Alcuni conoscenti mi hanno parlato di ragazzi usciti dal locale insanguinati, alcuni senza vestiti. Una vera carneficina», ha dichiarato ai media elvetici, evidenziando il clima di terrore e incertezza che si è diffuso tra i presenti, molti dei quali ancora non danno notizie di sé, alimentando tra parenti e amici un’attesa carica di timore. L’oscurità della notte, unita al caos generato dall’incidente, ha reso estremamente difficile, nelle prime ore, sia il soccorso che la ricostruzione precisa della dinamica, con le autorità che lavorano per fare luce su cause e responsabilità.

La mobilitazione diplomatica e le indagini in corso

Sul fronte istituzionale, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha prontamente annunciato, attraverso un messaggio sulla piattaforma X, l’avvio di verifiche per accertare un eventuale coinvolgimento di connazionali nella sciagura. Tajani ha inoltre riferito di aver espresso al suo omologo svizzero, Ignazio Cassis, la vicinanza dell’Italia, assicurando la piena collaborazione delle strutture diplomatiche. L’ambasciatore italiano in Svizzera, insieme a personale del consolato di Ginevra, si è diretto sul luogo della tragedia per coordinare le attività di supporto, mentre l’unità di crisi della Farnesina lavora a stretto contatto con le autorità elvetiche. Da parte svizzera, le indagini – coordinate dalla Procura del Vallese – procedono per stabilire con esattezza l’origine delle fiamme, che alcuni ipotizzano possano essere divampate da un impianto pirotecnico usato all’interno del locale, sebbene non vi siano al momento conferme ufficiali su questa pista.

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