Tim vede la luce in fondo al tunnel

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo anni di difficoltà finanziarie, Tim, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Pietro Labriola, comincia a intravedere un’inversione di rotta. Il 2024 segna un punto di svolta per l’ex monopolista delle telecomunicazioni, che, nonostante un bilancio annuale ancora in perdita per 364 milioni di euro, registra un miglioramento significativo rispetto ai risultati disastrosi degli anni precedenti, quando le perdite superavano il miliardo. Il dato più incoraggiante arriva dal secondo semestre dell’anno, il primo successivo allo scorporo della rete, avvenuto il primo luglio, durante il quale Tim ha chiuso con un utile di 139 milioni di euro.

La cessione di NetCo, la divisione infrastrutturale, al consorzio formato da Mef e Kkr ha rappresentato un passaggio cruciale per il gruppo. L’operazione, oltre a ridurre il debito, ha permesso un aumento della marginalità operativa, contribuendo a riportare i conti in attivo nel secondo semestre. I ricavi annuali, infatti, sono cresciuti del 3,1%, raggiungendo i 14,5 miliardi di euro, mentre l’EBITDA AL è aumentato del 10,1%, segnando un ulteriore segnale di ripresa.

Il consiglio di amministrazione, riunitosi per approvare il bilancio consolidato, ha confermato i dati preliminari, già esaminati in sede di preconsuntivo. Tuttavia, nonostante i progressi, restano aperti alcuni nodi cruciali, tra cui i rapporti con Vivendi, principale azionista del gruppo, e la strategia futura di Poste Italiane, che detiene una quota significativa di Tim.

La decisione di scorporare la rete, sebbene controversa, si è rivelata finora una mossa vincente per ridare slancio al gruppo. La maggiore liquidità ottenuta dalla cessione ha permesso di rafforzare la solidità finanziaria, riducendo il debito e migliorando la capacità di generare utili. Tuttavia, il percorso di Tim verso una piena stabilizzazione è ancora lungo e dipenderà dalla capacità di gestire le sfide future, tra cui l’integrazione delle nuove strategie e il mantenimento della crescita dei margini operativi.

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