Juventus-Lecce 1-1, la sagra degli errori riporta in vita i fantasmi del passato
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Redazione Sport
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Luciano Spalletti, al termine di una partita che la sua squadra aveva ampiamente dominato, ha scelto parole taglienti per descrivere il rigore fallito, rifiutando di indicare un solo colpevole. "È uguale, se decido io e scelgo quello che l'ha sbagliato siamo coglioni in due", ha affermato il tecnico ai microfoni di Sport Mediaset, evidenziando una responsabilità che intende condividere con l'esecutore. Una posizione, la sua, che rifugge dalle comode individuazioni di un capro espiatorio, preferendo invece un approccio che carica l'intero gruppo della necessità di reagire. "Può pesare tutto, però poi per essere calciatori importanti si reagisce", ha aggiunto Spalletti, annunciando comunque fiducia nell'autore dell'errore per la prossima sfida.
Il déjà-vu che viene da Lecce
La dinamica che ha portato al momentaneo vantaggio dei salentini, infatti, ha riacceso i riflettori su una figura specifica, tracciando un inquietante parallelismo temporale. L'azione decisiva, nata da una leggerezza in fase di disimpegno, è stata firmata da Banda, il quale ha colto al volo un'occasione regalata, ripetendo un copione già visto. Esattamente un anno fa, sempre contro il Lecce e sempre in seguito a un medesimo tipo di svista, la Juventus aveva subito il gol del pareggio nei minuti finali. Quel che cambia è solo il palcoscenico, dallo Stadium di Torino al Via del Mare di Lecce, mentre il protagonista di quell'episodio negativo rimane immutato, a sigillare una coincidenza che assume i contorni di un vero e proprio fantasma.
Un punto che sa di sconfitta
Il pareggio per 1-1 maturato in casa, dunque, ha il sapore amaro di una vittoria sfumata in modo inspiegabile, interrompendo bruscamente un ciclo positivo di tre successi consecutivi. La prima frazione di gioco era stata un monologo bianconero, con Falcone costretto a interventi decisivi per parare conclusioni di David, Cambiaso e Locatelli, in una serata che sembrava destinata a concludersi con un largo risultato. L'equilibrio, invece, è stato spezzato proprio nel recupero del primo tempo, quando un singolo passaggio sbagliato ha spalancato la porta a un contropiede risolto con freddezza. Un episodio isolato, certo, ma sufficiente a vanificare decine di minuti di superiorità schiacciante e a consegnare due punti al vento.
Il nodo di un attacco senza punta
Oltre alla questione degli errori individuali, il pareggio ripropone un'annosa questione strutturale dell'attuale squadra. In una formazione che nella sua gloriosa storia ha annoverato alcuni dei migliori numeri nove al mondo, oggi il peso della realizzazione grava su uomini di reparto differente. A segnare sono spesso un attaccante esterno, diventato il capocannoniere della rosa, o un centrocampista dal fiuto del gol, persino quando viene schierato in posizione insolita. Le reti arrivano talvolta anche dalla difesa, in una sorta di gioco collettivo che, se da un lato testimonia una pericolosità diffusa, dall'altro lascia trasparire la mancanza di un riferimento fisso e letale nell'area di rigore, un classico centravanti in grado di rispettare una tradizione gloriosa.




