L’Unisannio quinta tra i piccoli atenei, ma è la prima del Sud. Male Napoli
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Redazione Interno
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Nella classifica Censis 2025 dedicata ai piccoli atenei statali – quelli con meno di 10.000 iscritti – l’Università del Sannio ha guadagnato una posizione, piazzandosi al quinto posto e diventando la prima del Sud nella sua categoria. Un risultato che non raggiungeva dal 2019, frutto di un punteggio complessivo in crescita, trainato soprattutto dai miglioramenti nei servizi agli studenti e nell’offerta di borse di studio.
Anche l’Università della Basilicata, che rientra nella stessa fascia dimensionale, ha fatto registrare un avanzamento, salendo di due posizioni rispetto all’anno precedente. Con un punteggio di 82,5 – contro l’80,2 del 2024 – consolida il suo trend positivo, dimostrando come gli atenei meridionali, seppur con ritmi diversi, possano competere a livello nazionale.
Il rapporto del Censis, giunto alla sua venticinquesima edizione, valuta gli atenei italiani suddividendoli per dimensioni e tipologia, analizzando una serie di indicatori che vanno dalla qualità delle strutture all’occupabilità dei laureati, passando per l’internazionalizzazione e i servizi digitali. Tra le realtà che spiccano, tre università toscane si sono confermate nella top 10 nazionale, segno di un’offerta formativa solida e ben organizzata.
Diversa, invece, la situazione a Napoli, dove gli atenei occupano gli ultimi posti nelle rispettive categorie. La Federico II, con un punteggio di 75,5, chiude la classifica dei mega atenei (oltre 40.000 iscritti), mentre la Vanvitelli (78,7) si posiziona all’ultimo posto tra i grandi atenei (20.000-40.000 iscritti). Non va meglio all’Orientale (79,2), fanalino di coda tra i medi atenei (10.000-20.000 iscritti). Un dato che riflette difficoltà strutturali, dalla carenza di servizi alla limitata capacità di attrarre studenti fuori sede, in un contesto che richiederebbe interventi mirati per invertire la rotta.




