StMicroelectronics, il piano industriale non convince: 2.800 esuberi entro il 2027

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre i vertici di StMicroelectronics parlano di un "riequilibrio" degli investimenti tra Italia e Francia, evitando chiusure di siti, i numeri raccontano una realtà diversa: 2.800 posti di lavoro in meno entro il 2027, con oltre un migliaio concentrati nello stabilimento di Agrate Brianza, che conta oggi 5.300 dipendenti. Un ridimensionamento che, seppure diluito in tre anni e accompagnato dalla promessa di rispettare gli investimenti già previsti, ha acceso immediatamente le proteste sindacali e sollevato dubbi nelle istituzioni.

"Più di mille esuberi in Brianza", ha denunciato Pietro Occhiuto, segretario provinciale della Fiom, dopo l’incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy. "Agrate è una colonna della microelettronica italiana, eppure viene sottoposta a una dieta inaccettabile". L’azienda, dal canto suo, insiste sul fatto che nessuno stabilimento verrà chiuso e che ciascuno manterrà un ruolo specifico, puntando sul potenziamento di Ag300, la nuova fabbrica di chip appena avviata con 500 addetti. Ma le rassicurazioni non bastano a placare le preoccupazioni, soprattutto alla luce dei fondi pubblici ricevuti.

Ars Adorno, parlamentare del Movimento Cinque Stelle, ha ricordato che StMicroelectronics ha beneficiato di circa 2 miliardi di sovvenzioni statali, nell’ambito del Chips Act europeo, per il nuovo stabilimento di Catania: "I soldi pubblici dovrebbero creare occupazione stabile, non finanziare ridimensionamenti". Un’osservazione che mette in luce il contrasto tra gli ingenti finanziamenti e la scelta di tagliare migliaia di posti, giustificata dall’azienda come una "evoluzione" necessaria delle competenze e della struttura produttiva.

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