Attacco balistico su Kiev, il sindaco Klycko: «Città sotto attacco». Raid contro fabbrica americana di droni. Trump frena sui Patriot

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Esplosioni nella notte a Kiev e il sindaco Vitalij Klyčko, tramite il suo canale Telegram, ha lanciato l'appello alla popolazione invitandola a raggiungere immediatamente i rifugi. «Kiev sotto attacco balistico», le parole che hanno confermato l'ennesima escalation nella capitale ucraina, mentre il bilancio provvisorio del raid parla di almeno tre morti e cinque feriti, tra i quali figura anche un ragazzo di diciassette anni ricoverato in ospedale.

Le autorità locali segnalano danni ingenti in diversi quartieri, con magazzini in fiamme e numerose strutture civili colpite, tra cui un'azienda della quale si vocifera da tempo per la sua produzione bellica.

Il primo attacco russo a un’industria bellica americana

Tra gli obiettivi colpiti dai missili russi, infatti, spicca una fabbrica di proprietà statunitense che, stando a quanto ricostruito dalla stampa internazionale, rappresenterebbe il primo impianto di un'azienda americana ad essere stato deliberatamente preso di mira da Mosca dall'inizio del conflitto. Si tratta di uno stabilimento che appartiene alla Terminal Autonomy, società registrata nello Stato del Delaware nel 2023, e che si occupava dell'assemblaggio di droni d'attacco a lungo raggio, in particolare i modelli AQ-400 Scythe e AQ-100 Bayonet.

L'impianto, stando alle fonti, produceva circa mille velivoli al mese e i suoi sistemi di guida erano progettati per resistere alle tattiche di disturbo elettronico messe in campo dalle forze armate russe. L'opinione diffusa tra gli esperti del settore, come sottolineato da un ex alto funzionario dell'intelligence americana, Anthony Vinci, è che il Cremlino non abbia alcuna remora a colpire strutture produttive sul territorio ucraino, a prescindere dalla nazionalità della proprietà, considerandole a tutti gli effetti obiettivi militari legittimi.

Il nodo Patriot e le incertezze di Washington

Mentre le esplosioni riecheggiavano sulla capitale ucraina, il dibattito diplomatico si è concentrato su un altro tema caldo, ovvero la concessione delle licenze per la produzione dei missili intercettori Patriot in Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky, nel corso di un colloquio telefonico con il vicepresidente James David Vance, ha ribadito che il rafforzamento della difesa aerea, con particolare riferimento ai sistemi in grado di contrastare i missili balistici, rimane una priorità assoluta.

Il leader ucraino ha definito la conversazione con Vance un seguito dell'incontro «positivo e produttivo» avuto con il presidente Donald Trump a Washington, ma proprio sulla questione specifica dei Patriot le posizioni della Casa Bianca sembrano essere ancora interlocutorie.

In un'intervista rilasciata al Financial Times, infatti, Trump ha dichiarato di essere ancora «incerto» sulla possibilità di concedere a Kiev la licenza per la produzione di questi sofisticati intercettori, sottolineando la necessità di procedere con estrema cautela. «È un'arma straordinaria e dobbiamo fare molta attenzione a chi concediamo la licenza.

Di norma non concediamo licenze per queste tecnologie», ha affermato il presidente americano nel corso di una riunione di gabinetto a Camp David, lasciando intendere che la decisione non è affatto scontata e che le valutazioni sono ancora in corso. Le sue dichiarazioni giungono in un momento di particolare tensione, dopo che il Pentagono aveva ventilato la possibilità di una produzione su licenza in territorio ucraino come soluzione per ovviare alla carenza di scorte e ai tempi lunghi della logistica internazionale.

La risposta di Mosca e il rafforzamento degli attacchi

Dal fronte militare, intanto, la pressione russa non accenna a diminuire. Le forze di Mosca hanno rivendicato la distruzione di tre imbarcazioni che trasportavano armi e attrezzature militari nella regione di Odessa, mentre nella regione di Sumy un attacco con droni ha provocato il ferimento grave di tre persone, come reso noto dal capo dell'amministrazione militare regionale, Oleg Hrygorov.

La strategia del Cremlino sembra orientata a colpire in profondità le infrastrutture logistiche e produttive ucraine, nel tentativo di minare la capacità di resistenza di Kiev anche in vista dei mesi invernali, quando le richieste di sistemi di difesa aerea si fanno ancora più pressanti per proteggere la rete energetica del Paese.

Le parole del sindaco Klyčko e le drammatiche immagini dei soccorsi tra le macerie testimoniano la ferocia degli attacchi, mentre la diplomazia si muove su fronti paralleli. In questo contesto, la Polonia ha convocato l'ambasciatore russo per chiedere spiegazioni in merito alla violazione del proprio spazio aereo da parte di un missile, un incidente che ha ulteriormente innalzato il livello di allerta nei Paesi dell'Est Europa, alle prese con le ricadute di un conflitto che mostra tutti i segni di un'implacabile logoramento reciproco.

La distruzione della fabbrica americana, per la prima volta nel mirino, aggiunge un ulteriore elemento di complessità a una guerra che da tempo ha superato i confini geografici del Donbass per trasformarsi in uno scontro sempre più aspro e tecnologico.

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