Regno Unito e Ue ripartono dalla difesa, ma la Brexit non si cancella
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Redazione Esteri
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L’accordo siglato tra Londra e Bruxelles segna un punto di svolta nelle relazioni bilaterali, soprattutto nel settore della difesa e della sicurezza, dove la cooperazione diventerà più stretta e la produzione di armamenti verrà armonizzata. Il Regno Unito, che dopo il referendum del 2016 aveva scelto la via dell’isolamento, ora avrà accesso a un fondo europeo da 150 miliardi di euro, ma a condizioni precise: le aziende britanniche dovranno infatti formare consorzi con quelle continentali per ogni progetto, un vincolo che potrebbe rivelarsi complesso da gestire.
Donald Sassoon, storico britannico e convinto sostenitore del Remain, definisce l’intesa «un piccolo passo», pur ammettendo che difficilmente il Regno Unito tornerà a far parte dell’Ue. «Quella del 2016 è stata la più grande stupidaggine», ha dichiarato, sottolineando come, nonostante il suo scetticismo, il riavvicinamento in corso sia comunque significativo.
Sir Keir Starmer, primo ministro britannico, ha dimostrato di avere il polso fermo nel portare avanti il negoziato, superando le resistenze interne. La firma a Lancaster House, alla presenza di Ursula von der Leyen e António Costa, è stata presentata come l’inizio di una «nuova era», anche se nessuno si illude che la Brexit possa essere annullata. Quello che è certo, però, è che dopo nove anni di tensioni, Londra e Bruxelles hanno trovato un terreno comune su cui ricostruire un rapporto più strutturato.




