Il castello di Sammezzano, dopo trent'anni ripartono i lavori di salvataggio
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Redazione Interno
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Dopo tre decadi di oblio, durante le quali l'incuria sembrava aver preso il sopravvento su uno dei patrimoni architettonici più singolari del nostro paese, il castello di Sammezzano ritrova un palpabile fremito di vita. Le sue porte, che per troppo tempo hanno celato magnificenze in stato di degrado, si sono dischiuse non al pubblico ma ai tecnici, segnando l'avvio concreto, e da molti atteso, degli interventi di messa in sicurezza della parte esterna; un primo, fondamentale passo verso una rinascita che appare finalmente non più un'utopia. Questo sogno d'Oriente, nato dalla mente visionaria di Ferdinando Panciatichi Ximenes d'Aragona e unico nel suo genere a livello mondiale, inizia a scrollarsi di dosso la polvere dell'abbandono in una mattina d'ottobre, dove la storia si intreccia con una promessa per il futuro.
Un sogno valoriale che prende forma
L'atmosfera che si è respirata in occasione dell'avvio dei cantieri è stata volutamente familiare, quasi a simboleggiare un passaggio di consegne affettivo prima che imprenditoriale. La piccola Morgana, di soli due mesi, è stata infatti la protagonista inconsapevole di una sorta di benedizione laica del progetto, accogliendo, seppur tra le braccia della madre, gli ospiti in quelle sale che presto verranno restituite al loro antico splendore. La sua presenza, insieme a quella dei genitori Ginevra Moretti e Max Fane, ha sottolineato la dimensione di custodia che la famiglia intende attribuire al proprio operato; un impegno che va oltre la mera proprietà per farsi carico di una responsabilità storica e culturale. "Sammezzano è un sogno fiabesco, prima di tutto valoriale", ha affermato Ginevra Moretti, amministratore delegato della società che guida le operazioni, evidenziando come l'obiettivo sia la tutela di un esempio pressoché unico nel panorama europeo dell'architettura eclettica e orientalista.
La macchina amministrativa e civica si mette in moto
Parallelamente all'avvio dei lavori materiali, che interesseranno inizialmente il tetto e le finiture esterne, anche il tessuto civile del territorio ha mosso i suoi primi passi organizzativi. Proprio nei giorni scorsi, infatti, è stata ufficialmente costituita a Reggello la delegazione locale degli Angeli del Bello; un'iniziativa che, sebbene possa apparire simbolica, rappresenta in realtà il segnale di un risveglio collettivo attorno alle sorti del monumento. L'associazione, come riportato dallo stesso Comune, si prefigge di affiancare, con il lavoro volontario dei cittadini, il percorso di recupero, occupandosi della cura degli spazi verdi e della valorizzazione del contesto ambientale che circonda il castello. È la dimostrazione di come un'opera di così vasta portata non possa prescindere da un coinvolgimento più ampio, che tragga linfa dalla passione e dal senso di appartenenza della gente del posto.
Un cantiere nella fase cruciale della messa in sicurezza
La priorità assoluta, in questa fase, è garantire la stabilità della struttura, messa a dura prova dagli anni di incuria e dall'esposizione agli agenti atmosferici. Gli operai sono già al lavoro per montare le impalcature necessarie a operare in sicurezza, un reticolo di tubi innocenti che, seppur provvisorio, è il segno più tangibile di un cantiere vivo e operoso. Si tratta di operazioni preliminari ma indispensabili, che dovranno proteggere ciò che resta di un apparato decorativo straordinario e complesso, fatto di stucchi, maioliche e intarsi che raccontano un viaggio immaginario tra le culture orientali. L'intervento, che si concentra sulla "pelle" esterna dell'edificio, è la premessa obbligata per qualsiasi successivo passo verso un restauro conservativo completo; un'operazione di chirurgia architettonica che mira a fermare il degrado e a preparare il terreno per il grande lavoro che dovrà seguire all'interno.




