Secondo giorno in ospedale per Papa Francesco, dubbi sull'Angelus di domani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Papa Francesco, ricoverato da ieri al Policlinico Gemelli di Roma per un’infezione alle vie respiratorie, trascorre il suo secondo giorno di degenza in condizioni cliniche definite "discrete" dalla sala stampa vaticana. La nota ufficiale, diffusa nella mattinata, sottolinea che il Pontefice presenta una lieve alterazione febbrile, ma è sereno e ha dedicato parte del tempo alla lettura di alcuni giornali. Nonostante la situazione appaia sotto controllo, persistono dubbi sulla possibilità che Francesco presieda l’Angelus di domani, un appuntamento che, negli ultimi anni, ha visto raramente assenze del Papa.

Le immagini ufficiali diffuse ieri, scattate nella saletta di Santa Marta poco prima del ricovero, mostrano un Francesco visibilmente provato ma sorridente mentre riceve alcuni ospiti. Quelle foto, che hanno fatto il giro del mondo, hanno alimentato preoccupazioni tra i fedeli, già allarmati dalle notizie sulla sua salute. Da giorni, infatti, si parlava della necessità di un ricovero, ma il Papa aveva resistito, preferendo curarsi in casa. «Mi vogliono portare in ospedale, ma sto meglio e preferirei rimanere qui», aveva confidato ancora venerdì mattina, prima di cedere alle insistenze dei medici.

Il ricovero, avvenuto a metà mattinata di ieri, è stato motivato dalla necessità di «proseguire in ambiente ospedaliero le cure per la bronchite tuttora in corso» e di effettuare «alcuni necessari accertamenti diagnostici». Tra le terapie, si punta a evitare che l’infezione degeneri in polmonite, una complicazione che, data l’età avanzata del Pontefice, rappresenterebbe un rischio non trascurabile.

La notizia del ricovero ha suscitato una vasta ondata di solidarietà, con messaggi di vicinanza e affetto provenienti non solo dalle Chiese locali, ma anche da fedeli di tutto il mondo, che sui social hanno espresso preoccupazione e sostegno. Tra le voci più autorevoli, quella del Consiglio episcopale latino-americano (Celam), guidato dal cardinale Jaime Spengler, che in una nota ha espresso vicinanza al Papa «in questi momenti in cui il Signore ha voluto unirlo più strettamente alla croce della fragilità umana».

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