Il super El Niño del 2026 si rafforza: gli effetti previsti sull’Italia tra autunno e inverno
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Redazione Esteri
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Gli ultimi aggiornamenti dei centri di calcolo internazionali confermano una fase particolarmente intensa del fenomeno di El Niño per i prossimi mesi, con la probabilità, stimata dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), di quattro su cinque che questo evento possa trasformarsi in un "super El Niño" entro la fine dell'anno, caratterizzato da anomalie termiche tra le più elevate mai registrate nella storia recente delle rilevazioni oceanografiche.
La vasta massa d'acqua calda che si sta espandendo nell'Oceano Pacifico equatoriale, con temperature superficiali che in alcune zone del Pacifico orientale hanno già toccato picchi di circa 2,6 gradi centigradi sopra la media all'inizio di agosto, rappresenta un segnale inequivocabile della portata straordinaria di questo riscaldamento, destinato a influenzare profondamente la circolazione atmosferica globale e, di riflesso, anche il meteo sul bacino del Mediterraneo e in particolare sulla penisola italiana.
Cos'è El Niño e come funziona il meccanismo di ENSO
Ogni pochi anni, nell'area tropicale dell'Oceano Pacifico si innesca un meccanismo noto come El Niño–Southern Oscillation (ENSO), che rappresenta la principale fonte di variabilità climatica interannuale del pianeta e si manifesta attraverso l'alternanza tra il riscaldamento anomalo delle acque superficiali (la fase calda, appunto El Niño) e il loro raffreddamento (la fase fredda, La Niña), con un impatto capace di rimodellare la Circolazione di Walker, ossia il flusso atmosferico zonale che regola le correnti ascensionali e discensionali sull'area tropicale, alterando di conseguenza le
Correnti a getto e condizionando il regime delle precipitazioni, delle siccità e delle temperature a distanze continentali, dalle Americhe all'Europa e fino al Sud-est asiatico.
La rapidità con cui si sta sviluppando l'evento del 2026 ha destato particolare preoccupazione tra i climatologi, non solo per l'entità dell'anomalia termica già misurata, ma anche per le proiezioni che indicano un ulteriore rafforzamento del fenomeno nei prossimi mesi, caratteristiche che potrebbero collocare questo El Niño tra i più potenti della serie storica, superando persino gli eventi eccezionali del 1997-1998 e del 2015-2016.
Gli scenari climatici per l'Italia tra autunno e inverno
Le ripercussioni di un super El Niño sul clima italiano, sebbene mediate dalla distanza geografica e dalla complessa interazione con altre variabili atmosferiche, si manifestano tipicamente attraverso una modifica della circolazione atlantica e del comportamento del vortice polare, con effetti che divengono più evidenti nella stagione autunnale e invernale, quando l'onda planetaria indotta dal riscaldamento del Pacifico tende a propagarsi verso l'Europa favorendo spesso configurazioni bariche anticicloniche di blocco sull'Atlantico orientale o sul Mediterraneo centrale.
Le analisi attuali suggeriscono che per l'autunno e l'inverno 2026-2027 si potrebbe assistere a un andamento termico superiore alle medie stagionali su gran parte della penisola, con un rischio concreto di anomalie pluviometriche negative al Centro-Sud, dove già la siccità estiva ha lasciato il segno sul territorio, e con la possibilità di episodi di maltempo intenso e concentrato in brevi intervalli, dovuti all'energia aggiuntiva fornita dall'atmosfera perturbata, mentre al Nord le precipitazioni potrebbero risultare meno scarse ma caratterizzate da una maggiore variabilità e da eventi
Temporaleschi violenti.
Impatto sulla foresta amazzonica e le conseguenze globali
Parallelamente agli effetti sul Vecchio Continente, l'intensità senza precedenti di questo El Niño solleva interrogativi cruciali sul destino della foresta pluviale amazzonica, che durante le fasi calde del Pacifico sperimenta spesso condizioni di forte aridità nella porzione orientale e meridionale del bioma, con un incremento del rischio di incendi boschivi e di un rilascio massiccio di anidride carbonica che potrebbe innescare un pericoloso circolo vizioso, minacciando la capacità della più grande foresta tropicale del mondo di funzionare da polmone verde per l'intero pianeta e spingendo
Gli scienziati a chiedersi se, di fronte a una sollecitazione così estrema, non si stia davvero avvicinando un punto di non ritorno per l'ecosistema amazzonico.
L'ente statunitense NOAA, attraverso il lavoro della ricercatrice Michelle L'Heureux, ha recentemente introdotto un nuovo indice denominato RONI (Rainfall ONI) per affinare il monitoraggio dell'ENSO, un aggiornamento metodologico che tiene conto delle variazioni delle precipitazioni nella zona di convergenza intertropicale per migliorare l'accuratezza delle previsioni stagionali, ma che conferma comunque la portata dirompente di un evento la cui evoluzione nei prossimi mesi sarà seguita con la massima attenzione dalla comunità scientifica internazionale, poiché le sue ripercussioni si
Estenderanno ben oltre i confini del Pacifico, condizionando l'economia, l'agricoltura e la sicurezza idrica di intere regioni del globo, dall'Australia all'Africa orientale, fino alle coste del Sudamerica e, come detto, al bacino del Mediterraneo.
La risposta dei modelli previsionali e le variabili in gioco
I centri di calcolo europei e americani continuano a integrare i dati provenienti dai satelliti, dai boe oceaniche e dai palloni sonda per affinare le proiezioni sull'evoluzione di questo super El Niño, ma la complessità intrinseca del sistema climatico, con le sue interazioni non lineari tra oceano e atmosfera, rende ancora incerta la durata esatta del picco dell'anomalia termica, anche se il consenso generale della modellistica indica un rafforzamento continuo fino ai primi mesi del 2027, con una lenta attenuazione solo nella seconda metà del prossimo anno.
Per l'Italia, gli esperti sottolineano come l'effetto di El Niño possa sovrapporsi ad altre oscillazioni climatiche di scala regionale, come la NAO (North Atlantic Oscillation) o il Mediterraneo come serbatoio di calore anomalo, elementi che possono amplificare o smorzare il segnale pacifico, rendendo così particolarmente complessa la previsione dettagliata degli eventi meteo estremi, ma rendendo al contempo sempre più impellente la necessità di adottare strategie di adattamento e di gestione delle risorse idriche che tengano conto di questa nuova e preoccupante realtà climatica, in cui i
Record di temperatura oceanica non sembrano più essere un'eccezione ma una tendenza destinata a consolidarsi nel prossimo futuro.
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