ColonisraelianiassedianounacasaaQusra,l'Idfintervienesolo dopo tre giorni
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Redazione Esteri
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Tre giorni di assedio, senza cibo e senza acqua, con i coloni israeliani che hanno letteralmente circondato le abitazioni palestinesi nella zona di Ras al-Ain, alla periferia del villaggio di Qusra, in Cisgiordania. È questa la drammatica situazione che hanno vissuto le famiglie palestinesi di Youssef Hassan e dei suoi parenti, rimaste intrappolate nelle proprie case dopo che un gruppo di coloni ha bloccato le strade di accesso, eretto recinzioni e montato una tenda proprio di fronte alle loro porte, impedendo loro di uscire e di far entrare chiunque, compresi i soccorritori.
Le intimidazioni, iniziate già da mesi, si sono intensificate negli ultimi giorni fino a degenerare in un vero e proprio blocco, con i coloni che hanno tagliato i cavi dell'elettricità e interrotto le forniture idriche nel tentativo di spingere le famiglie ad abbandonare le loro case.
L'assedio e il ruolo dell'esercito
Le immagini diffuse dai media e dalle organizzazioni che operano sul territorio mostrano i coloni israeliani intenti a posizionare pietre per bloccare la strada, mentre l'ambulanza inviata per evacuare la moglie e i due bambini di Youssef Hassan, terrorizzati dalla situazione, è riuscita a raggiungere la famiglia solo dopo diversi tentativi falliti.
Una dinamica, quella dell'assedio, che secondo le associazioni per i diritti umani rappresenta una nuova metodologia di pressione, sempre più frequente in Cisgiordania: i coloni si concentrano su una casa e, grazie all'assenza di interventi efficaci delle forze di sicurezza, costringono gli abitanti ad andarsene. Nel caso di Qusra, i soldati israeliani dell'Idf sono arrivati nella notte tra martedì e mercoledì, dichiarando l'area "zona militare" e allontanando i coloni che avevano illegalmente preso il controllo delle abitazioni e dei terreni palestinesi.
La polizia di frontiera ha sgomberato la tenda montata dai civili israeliani, ma l'operazione è stata preceduta da immagini che hanno fatto il giro del mondo: soldati israeliani ripresi mentre pregavano insieme ai coloni e si scattavano selfie sotto la tenda, prima di allontanarsi senza intervenire. Un comportamento che ha scatenato forti critiche e che ha indotto il capo di stato maggiore dell'Idf, Eyal Zamir, a ordinare l'arrivo urgente di un battaglione sul posto per impedire il protrarsi dei gravi episodi.
Scontri tra coloni ed esercito
Quando le forze israeliane sono finalmente intervenute per sgomberare l'avamposto, la situazione è rapidamente degenerata in scontri fisici tra i militari e i coloni, che hanno cercato di opporsi all'espulsione. Decine di altri coloni, molti dei quali armati e con il volto coperto, sono accorsi dagli avamposti vicini per impedire l'operazione, bloccando nuovamente gli accessi con grosse pietre e affrontando i soldati.
L'esercito ha fatto ricorso all'uso di gas lacrimogeni e bombe sonore per disperdere i manifestanti, ma al momento dello sgombero, nel cortile dell'abitazione, sono rimasti un divano, alcune sedie e materassi, portati dai coloni per trascorrere il tempo necessario fino a quando le famiglie non avessero ceduto e abbandonato la loro casa. Fonti della sicurezza israeliana hanno ammesso che la notizia dell'evacuazione è trapelata ai media prima ancora che l'avamposto fosse effettivamente evacuato, consentendo ai coloni di organizzarsi e di ritornare in forze per opporsi.
L'Idf ha dichiarato di aver aperto un'indagine per accertare eventuali responsabilità tra i soldati che in precedenza avevano fraternizzato con i coloni, assicurando che chiunque sia risultato coinvolto in questi episodi "dovrà affrontare provvedimenti disciplinari". Tuttavia, organizzazioni per i diritti umani come B'Tselem e Yesh Din hanno denunciato una "impunità sistemica" in Cisgiordania, ricordando che raramente i soldati israeliani vengono puniti per atti di violenza contro i palestinesi.
Il contesto delle violenze in Cisgiordania
L'assedio di Qusra non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in un quadro di crescenti tensioni e violenze che stanno interessando la Cisgiordania occupata. Secondo i dati delle forze di sicurezza israeliane, il numero di gravi episodi definiti "crimini nazionalisti" nella West Bank è aumentato del 63% nella prima metà del 2026 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
B'Tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani, ha denunciato un'accelerazione di quello che definisce un processo di "pulizia etnica", con i coloni che, spesso con il tacito appoggio dell'esercito, stanno intensificando gli attacchi contro le città e i villaggi palestinesi, impossessandosi di terre, attaccando case e costringendo le famiglie allo sfollamento.
Lo scorso luglio, ad esempio, i coloni hanno circondato per più di due settimane un'abitazione nel vicino villaggio di Jalud, fino a quando la famiglia che vi risiedeva è fuggita e i coloni hanno preso possesso della proprietà, dove ancora oggi rimangono, impedendo ai legittimi proprietari di farvi ritorno.
A Qusra, le famiglie di Youssef Hassan e di Qusai Abu Ridi, quest'ultimo trasferitosi nella casa del fratello per proteggerla dagli attacchi, sono rimaste isolate per tre giorni, senza la possibilità di procurarsi cibo o acqua, e con i coloni che avevano tagliato i tubi della rete idrica e i fili elettrici. "Hanno chiuso l'unica strada che porta al villaggio, a casa mia e a quelle dei vicini", ha raccontato Abd al-Karim Hassan, uno dei residenti bloccati, al sito Ynet. "Non si comportano come ebrei.
Agiscono come se non fossero soggetti ad alcuna legge", ha aggiunto, raccontando di essersi rivolto invano alla polizia israeliana e al coordinamento palestinese, ricevendo come unica risposta l'invito a non avvicinarsi e a non toccare i coloni.
Secondo quanto riferito, gli ultimi interventi dell'esercito hanno portato allo smantellamento della tenda, ma la situazione rimane tesa e le famiglie palestinesi continuano a vivere nella paura. L'assedio, durato diversi giorni, ha messo in luce la fragilità di una situazione in cui le comunità palestinesi sono sempre più soggette alle pressioni dei coloni, spesso lasciate sole di fronte a intimidazioni che mirano a cancellare la loro presenza dai territori occupati.
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