L'assedio di Qusra e la svolta che cambia la Cisgiordania: via gli attivisti italiani, pressioni Usa e il piano di Netanyahu

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il villaggio di Qusra, nella Cisgiordania occupata, è diventato il simbolo di una tensione che da giorni non accenna a diminuire. Cinque attivisti italiani, quattro donne e un uomo di età compresa tra i venti e i quarant'anni, sono stati evacuati dalle forze di difesa israeliane (Idf) dopo aver trascorso giorni all'interno di un'abitazione palestinese assediata dai coloni. Il gruppo, giunto in Cisgiordania in giorni diversi senza alcuna sigla o associazione alle spalle, era ospite della famiglia di Qusay Abu Ridi, uno dei proprietari delle case prese di mira.

Gli attivisti, che si erano recati a Qusra per portare solidarietà e documentare quanto stava accadendo, hanno ricevuto l'ordine di allontanarsi dall'esercito, che ha dichiarato l'area zona militare interdetta fino al marzo del 2027. Secondo quanto appreso da fonti informate, non vi sarebbe stato uso di forza durante l'allontanamento, e i cinque italiani si troverebbero ora in un'altra abitazione palestinese non interessata dall'assedio.

La Farnesina, in coordinamento con il Consolato di Gerusalemme e l'Ambasciata a Tel Aviv, ha seguito costantemente la vicenda.

L'assedio, la zona militare e le case dei cittadini americani

Il caso di Qusra, che ha attirato l'attenzione internazionale, presenta contorni drammatici. Da giorni, tre abitazioni del villaggio sono circondate da coloni israeliani che hanno bloccato le vie d'accesso, interrotto le forniture di acqua ed elettricità e impedito ai residenti di uscire. All'interno delle case sono rimaste circa quindici persone, tra cui due minori.

A rendere la situazione particolarmente delicata è il fatto che una delle proprietà assediate appartiene a Loui Ridi, un cittadino americano di origine palestinese che vive in Ohio. Suo fratello Qusay Abu Ridi, insieme al figlio adolescente, è rimasto bloccato in casa, senza poter uscire per procurarsi cibo e acqua. La dichiarazione di zona militare da parte dell'esercito israeliano ha di fatto legalizzato l'assedio, impedendo l'accesso ai civili e alle organizzazioni umanitarie.

Questo provvedimento ha sollevato non poche polemiche, soprattutto alla luce del fatto che i coloni, nonostante lo smantellamento di alcuni avamposti da parte delle Idf, sono tornati a presidiare l'area. La presenza di un cittadino statunitense tra gli assediati ha innescato un'intervento diretto dell'ambasciata americana.

La reazione degli Stati Uniti e le pressioni su Netanyahu

La vicenda di Qusra ha assunto una rilevanza politica internazionale grazie all'intervento dell'ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee. La figura, storicamente nota per il suo sostegno agli insediamenti, ha definito le azioni dei coloni un "atto di terrorismo" e ha parlato di un "orribile atto di terrore" finalizzato a intimidire la famiglia palestinese-statunitense.

Secondo quanto riportato dall'agenzia Reuters, la Casa Bianca starebbe facendo pressioni sul premier israeliano Benjamin Netanyahu affinché condanni pubblicamente l'assedio. Questa presa di posizione, tuttavia, potrebbe rivelarsi politicamente rischiosa per il premier, la cui coalizione di destra fa affidamento sui voti dei coloni in vista delle elezioni della Knesset previste per ottobre.

Per Netanyahu, stretto tra le pressioni internazionali e le richieste dei suoi alleati più estremisti come i ministri Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, il caso di Qusra rappresenta un ennesimo rompicapo in un periodo già segnato da molteplici crisi. L'ambasciatore Huckabee ha anche specificato che l'intervento delle Idf per allontanare gli attivisti è avvenuto su richiesta dell'ambasciata, che ha definito i coloni come "terroristi israeliani".

Il piano di Katz: trasferire il controllo dei coloni alla polizia

In un contesto di crescenti critiche rivolte all'esercito israeliano per la gestione dell'assedio di Qusra, il ministro della Difesa Israel Katz ha ordinato all'Idf di preparare un piano per trasferire alla polizia israeliana il controllo di tutti i poteri esecutivi relativi agli affari civili dei coloni in Cisgiordania. La decisione di Katz, che ha di fatto esentato le unità militari dalla responsabilità di inseguire i gruppi di coloni estremisti, ha l'obiettivo di separare le procedure legali tra coloni e palestinesi.

"Il ruolo dell'esercito è combattere il terrorismo palestinese, non dare la caccia ai giovani estremisti sulle colline", ha dichiarato Katz, giustificando un provvedimento che di fatto concede maggiore impunità ai coloni. La decisione, che secondo i media israeliani rappresenta un passo significativo verso l'istituzionalizzazione di un sistema di apartheid e l'annessione amministrativa di fatto della Cisgiordania, ha suscitato la reazione immediata delle fazioni palestinesi.

Hamas e il Movimento per la Jihad Islamica hanno definito il provvedimento come un "pericoloso passo verso l'annessione de facto" e una "violazione delle Convenzioni di Ginevra", chiedendo alla Corte Penale Internazionale di perseguire il ministro Katz.

La crescente violenza dei coloni e il sistema di oppressione

L'assedio di Qusra non è un episodio isolato, ma si inserisce in un quadro di violenza sistematica che ha visto un'impennata significativa dopo il 7 ottobre 2023. Secondo un rapporto delle stesse Idf e dello Shin Bet, nel 2025 i crimini dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania sono aumentati del 27%, con un incremento del 50% degli atti classificati come "terrorismo". Solo nei primi tre mesi del 2026, l'Onu ha registrato più di 540 attacchi, con 33 palestinesi uccisi e oltre 2.200 sfollati a causa delle violenze dei coloni.

Oggi, il 42% della Cisgiordania è occupato da colonie illegali, strade e infrastrutture riservate ai circa 506.000 coloni, mentre 3 milioni di palestinesi sopravvivono nel restante territorio, costretti a convivere con una rete di posti di blocco e una crescente militarizzazione degli insediamenti.

Gli attacchi dei coloni, che spesso vedono la complicità o l'inerzia delle forze israeliane, includono l'incendio di moschee e abitazioni, la distruzione di bacini idrici e il furto di bestiame, in una logica di punizione collettiva che mira a spingere le comunità palestinesi all'esodo.

Il caso di Qusra, con la dichiarazione di zona militare fino al 2027, rappresenta un pericoloso precedente che formalizza queste pratiche, spingendo il mondo dell'attivismo a chiedere un coinvolgimento maggiore di quello israeliano per contrastare un'oppressione che, come denunciato da alcuni, si fa sempre più simile a quella del 1947.

La situazione a Qusra resta tesa. Le famiglie palestinesi assediate, tra cui quella di Qusay Abu Ridi, continuano a vivere nell'incertezza, con l'esercito che ha occupato una delle abitazioni e i coloni che mantengono il presidio. Il tentativo di attivisti israeliani, tra cui il deputato Ofer Cassif, di portare cibo e acqua alle famiglie è stato bloccato dalle forze di sicurezza.

L'unica speranza per i residenti di Qusra, e per le decine di comunità palestinesi sotto attacco, è che le pressioni internazionali, in particolare quelle degli Stati Uniti, si traducano in azioni concrete per fermare l'espansione degli insediamenti e garantire la loro protezione.

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