Qusra, l'assedio dei coloni israeliani e la solidarietà con i palestinesi passa dagli attivisti italiani

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sulla collina che domina la verde pianura a sud di Nablus, il villaggio di Qusra vive da otto mesi sotto assedio. La tensione, che si respira come un'aria densa e irrespirabile, è salita ulteriormente nelle ultime ore dopo l'arrivo e la successiva partenza forzata di un gruppo di attivisti italiani, arrivati in Cisgiordania per portare solidarietà alla famiglia palestinese Ridi, la cui casa è da tempo nel mirino dei coloni israeliani.

La vicenda dei cinque cittadini italiani, costretti ad abbandonare il luogo e a fare ritorno in patria, ha fatto precipitare l'attenzione mediatica su una delle tante, troppe, situazioni di violenza e sopraffazione che caratterizzano la vita quotidiana nei Territori Occupati.

L'arrivo e la partenza forzata degli attivisti

Quattro donne e un uomo, di età compresa tra i 20 e i 40 anni, erano giunti a Qusra in giorni diversi spinti da un comune desiderio di testimoniare la loro vicinanza alla popolazione palestinese. Senza alcuna sigla politica o associazione alle spalle, erano stati accolti come ospiti da un amico palestinese, andando a condividere le difficoltà di una comunità stretta nella morsa dell'assedio. La loro presenza, però, è stata di breve durata.

Come confermato dalla Farnesina, i cinque attivisti sono stati costretti a lasciare il villaggio nella mattinata di ieri, dopo che l'esercito israeliano ha fatto ritorno per la seconda volta in due giorni presso l'abitazione della famiglia Ridi, situata alla periferia del centro abitato. Secondo quanto riportato dal sindaco di Qusra, agli italiani sarebbero stati concessi solo tre minuti per raccogliere i propri effetti personali e allontanarsi, un'ulteriore, umiliante dimostrazione della forza bruta che si sta consumando in quell'area.

Il villaggio di Qusra e la strategia degli insediamenti

Il caso di Qusra non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio e ben più preoccupante di progressiva espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Una politica, quella portata avanti dai governi guidati da Benjamin Netanyahu, che trova un deciso impulso nelle frange più estremiste della compagine governativa.

Figure come quella del ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, hanno spinto per un trasferimento di competenze che di fatto affida il controllo dei coloni alla polizia civile, accelerando un processo di annessione de facto del territorio. La strategia è chiara e già ampiamente documentata: circondare e isolare i villaggi palestinesi, rendere la vita impossibile alle comunità locali per spingerle ad abbandonare le proprie case e, infine, espellere con la forza chi resiste.

In questo scenario, i coloni agiscono spesso indisturbati, protetti da un esercito che non solo non interviene per fermarli, ma finisce talvolta per agire di concerto, come dimostrano gli sgomberi forzati come quello di Qusra.

Il fattore americano e il convitato di pietra della campagna elettorale

La vicenda di Qusra, però, ha assunto una rilevanza particolare per un dettaglio che rischia di scottare. Una delle tre case attualmente sotto assedio nel villaggio è di proprietà di Loui Ridi, un cittadino palestinese che possiede anche il passaporto statunitense. Questo particolare, come riportato da alcune fonti, ha trasformato l'assedio in un caso diplomatico non da poco, poiché coinvolge direttamente Washington e il presidente Donald Trump.

Il tema della violenza tollerata e incoraggiata dei coloni è così diventato un convitato di pietra del dibattito politico israeliano, planando sulla campagna elettorale in corso. Il premier Netanyahu, stretto tra le richieste dei falchi della sua coalizione e le pressioni internazionali, si trova a dover gestire una situazione esplosiva, in cui la questione degli insediamenti è sempre più al centro dell'attenzione mondiale.

L'incidente di Qusra è la prova che la tensione in Cisgiordania è una polveriera pronta a esplodere, e che nessuno, nemmeno gli attivisti internazionali, è immune dalla spirale di violenza che sta divorando il territorio.

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