Coloni occupano un’altra casa a Qusra e il proprietario racconta: «Picchiato anche dai soldati»
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Redazione Esteri
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Al ventesimo giorno di assedio del villaggio palestinese di Qusra, in Cisgiordania, un gruppo di coloni israeliani con il volto coperto ha sferrato un nuovo attacco ai danni della popolazione locale, prendendo di mira un’abitazione e costringendo sette persone a rimanere bloccate all’interno per oltre un’ora, mentre contro la struttura venivano scagliate pietre e oggetti di vario genere.
L’assalto, che rientra in una spirale di violenze ormai quotidiane nella regione, ha visto la presenza e la sostanziale inerzia delle forze militari israeliane, le quali, secondo la ricostruzione fornita dal proprietario della casa, Luay Bayrudi, sarebbero intervenute solo in un secondo momento, ma non per proteggere i residenti, bensì per ammanettare, bendare e picchiare le persone che si trovavano all’interno, prima di rilasciarle senza che fosse stata avanzata alcuna accusa formale.
La dinamica dell'assalto e la testimonianza del proprietario
La vicenda è emersa grazie alla testimonianza diretta di Luay Bayrudi, il quale ha raccontato ai media locali e alle agenzie di stampa la sequenza di eventi che ha trasformato la sua casa in una prigione a cielo aperto per oltre sessanta minuti. Bayrudi ha dichiarato che i coloni, facilmente riconoscibili per i loro tratti somatici e per l'abbigliamento tipico degli insediamenti, hanno circondato l'edificio e hanno iniziato a scagliare pietre contro le finestre e le porte, tentando in più occasioni di fare irruzione all'interno.
I sette occupanti, tra cui donne e minori, hanno vissuto momenti di terrore, cercando riparo lontano dalle finestre mentre l'esterno della casa veniva progressivamente danneggiato. Quando infine le forze di difesa israeliane sono giunte sul posto, i militari non hanno disperso il gruppo di aggressori, ma hanno invece proceduto a immobilizzare gli abitanti della casa. Bayrudi ha riferito di essere stato ammanettato e bendato, insieme agli altri familiari, per poi subire percosse e insulti prima che il gruppo di coloni si allontanasse e i soldati li lasciassero andare.
«Non è la prima volta che subiamo questo genere di violenze – ha dichiarato Bayrudi – ma resta sconvolgente constatare come i soldati, che dovrebbero garantire la nostra sicurezza, si trasformino invece in esecutori di angherie e soprusi contro di noi».
Il contesto delle violenze in Cisgiordania e la reazione politica
L’episodio di Qusra non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in una escalation di attacchi condotti dai coloni israeliani contro i villaggi palestinesi, azioni che hanno assunto i contorni di una vera e propria persecuzione sistematica, con episodi che vanno dalle incursioni notturne alle sparatorie in pieno giorno, come nel recente assalto al villaggio di Al Mughair, dove quattro persone sono rimaste ferite da colpi d’arma da fuoco esplosi da coloni che, stando alle fonti locali e ai soccorritori della Mezzaluna Rossa, operavano sotto la protezione e la copertura dei militari
Israeliani, i quali hanno fatto ricorso a gas lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere i residenti che tentavano di opporre resistenza. Nel giro di poche ore, le incursioni si sono moltiplicate, coinvolgendo anche la località di Jalud, dove si è riproposto lo stesso schema: coloni incappucciati che devastano proprietà e seminano il panico, mentre l’esercito israeliano resta a guardare o, come nel caso di Qusra, interviene per reprimere le vittime anziché gli aggressori.
Di fronte a questa ondata di violenza, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rotto il suo consueto silenzio sull’argomento, esprimendo una «forte condanna» per gli atti compiuti, un gesto che è parso più un obbligo politico che una presa di posizione convinta, dato che negli ultimi mesi le condanne ufficiali sono state spesso seguite da una sostanziale assenza di provvedimenti concreti nei confronti degli autori dei raid.
Il coinvolgimento dello Shin Bet e le contraddizioni del governo israeliano
Un elemento di novità, emerso dalle dichiarazioni dello stesso Netanyahu, riguarda l’annuncio del coinvolgimento dei servizi di sicurezza interna, lo Shin Bet, nelle indagini su questi episodi di violenza, un passo che il premier ha definito come un segnale della volontà di contrastare quella che lui stesso ha definito «violenza criminale» da parte di gruppi di estremisti, anche se la misura appare più come un tentativo di arginare il crescente isolamento internazionale di Israele e le critiche provenienti dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, piuttosto che come un autentico cambio di rotta
Nella politica di sostegno agli insediamenti. La contraddizione di fondo rimane, perché mentre il governo si dice indignato per le azioni dei coloni, gli insediamenti ebraici in Cisgiordania continuano a essere autorizzati e ampliati, alimentando di fatto il terreno sul quale germoglia la violenza dei gruppi più estremisti, i quali spesso agiscono con la certezza dell’impunità, come dimostrano i numerosi episodi analoghi verificatisi negli ultimi anni senza che nessuno dei responsabili sia mai stato realmente perseguito dalla giustizia israeliana.
Nel frattempo, la popolazione palestinese di Qusra e dei villaggi circostanti vive in uno stato di assedio perpetuo, con la minaccia costante di nuove incursioni e la consapevolezza che le istituzioni, militari e politiche, non offrono alcuna protezione, ma anzi, talvolta, si pongono come complici o esecutori delle angherie subite.
La condanna internazionale e la posizione dei media
La serie di attacchi ha suscitato una vasta eco anche sui media internazionali, tanto che una troupe televisiva della NBC, presente nella zona per documentare la situazione, è stata a sua volta bersaglio di minacce e atti intimidatori da parte dei coloni, costringendo i giornalisti a interrompere le riprese e a lasciare precipitosamente l’area per evitare ulteriori conseguenze, un episodio che dimostra come il clima di terrore e di sopraffazione stia ormai tracimando, colpendo non solo i residenti palestinesi, ma chiunque tenti di portare alla luce la realtà dei fatti.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato un aumento esponenziale degli attacchi dei coloni negli ultimi mesi, con decine di villaggi colpiti da incursioni, incendi di uliveti e distruzione di infrastrutture idriche essenziali per la sopravvivenza della comunità agricola palestinese, mentre l’esercito israeliano, di fronte a queste violenze, ha spesso giustificato la propria inerzia con la difficoltà di identificare gli aggressori tra le decine di coloni presenti nella zona, una scusa che appare sempre più debole alla luce della sistematicità e dell'organizzazione che
Caratterizza questi assalti. Nonostante le parole di condanna espresse da Netanyahu e l’apertura di un’indagine da parte dello Shin Bet, la situazione sul campo rimane drammaticamente tesa, e gli abitanti di Qusra, come quelli di decine di altri villaggi della Cisgiordania, sanno bene che la protezione garantita dalla legge è solo un miraggio e che ogni nuovo giorno potrebbe essere l’ultimo prima che la loro casa venga nuovamente presa di mira da gruppi di coloni armati e protetti, nella sostanza, dall’apparato militare che dovrebbe invece difenderli.
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