L'assedio di Qusra in Cisgiordania, il silenzio del governo italiano e le parole di Giorgio Gori

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Prosegue ormai da una settimana l'assedio del villaggio di Qusra, nella Cisgiordania occupata, dove due famiglie palestinesi, gli Hassan e gli Abu Rida, vivono confinate nelle proprie abitazioni a causa degli avamposti dei coloni israeliani. I residenti, rimasti senza cibo e acqua a seguito del blocco imposto dai coloni, hanno ricevuto solo oggi un primo soccorso da parte di rappresentanti dell'Onu, sebbene i militari israeliani abbiano impedito a un'autocisterna di restare sul posto.

La zona, infatti, è stata dichiarata area militare chiusa dalle Forze di difesa israeliane (Idf), che mantengono una presenza costante nella zona, alternandosi nei turni di servizio e arrivando e partendo a bordo di pullman.

Una settimana di tensione e violenze

La situazione di stallo è iniziata quando un gruppo di coloni si è accampato davanti alle abitazioni delle due famiglie, situate nei pressi di Nablus, impedendo a chiunque di entrare o uscire e vandalizzando le proprietà. I coloni hanno staccato la corrente e l'allaccio dell'acqua, e hanno intimidito gli abitanti lanciando sassi contro le case.

L'esercito israeliano, sebbene sia intervenuto per allontanare alcuni coloni e abbia smantellato due avamposti, è stato accusato di non agire con la necessaria determinazione; alcuni soldati sono stati addirittura filmati mentre fraternizzavano con i coloni. La testimonianza di attivisti e residenti descrive una situazione surreale, in cui le forze armate israeliane impediscono l'ingresso di beni di prima necessità ma non riescono a fermare le violenze dei coloni.

A complicare ulteriormente il quadro, una squadra del comune di Qusra è stata attaccata mentre tentava di ripristinare la rete elettrica, e i coloni hanno continuato a tentare di ricostruire l'avamposto abbattuto.

La comunità internazionale e le reazioni politiche

La vicenda ha suscitato reazioni a livello internazionale. L'ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha definito le azioni dei coloni come "atti ripugnanti di terrorismo", mentre la Spagna ha esortato Israele a rispettare i propri obblighi e a fermare le violenze. Anche la Francia ha chiesto a Israele di arrestare e processare i responsabili. Nonostante le condanne, però, l'esercito israeliano ha mantenuto l'area sotto stretto controllo, e il timore è che la situazione possa degenerare ulteriormente.

Nel frattempo, il governo italiano è rimasto in silenzio: né la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, né il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull'assedio di Qusra, mentre la Farnesina si è limitata a far sapere di stare monitorando la situazione dopo che alcuni cittadini italiani sono stati coinvolti e allontanati dall'area.

La reazione di Giorgio Gori

L'unica voce politica italiana che si è levata con forza è quella dell'eurodeputato del Partito Democratico, Giorgio Gori, esponente della corrente riformista. Su X (ex Twitter), Gori ha scritto: "Poche persone mi fanno orrore come i coloni suprematisti ebrei. Pazzi fanatici, crudeli criminali. Prego perché il voto di ottobre li metta all'angolo, e così chi li protegge, e gli uni e gli altri abbiano a pagare per le loro violenze. Prego perché Israele possa riscattarsi da questa immensa vergogna".

Una dichiarazione che ha acceso il dibattito politico in Italia, evidenziando le differenze di vedute sulla politica estera da tenere nei confronti di Israele e della crisi in corso in Cisgiordania.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.