Cambio delle accise sui carburanti, dal 2026 benzina giù e diesel su
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Redazione Economia
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La legge di Bilancio per il 2026, varata dal governo Meloni, introduce una svolta nella tassazione dei carburanti, destinata a modificare le abitudini di consumo e a ripercuotersi sui bilanci delle famiglie e delle imprese. A partire dal primo gennaio del prossimo anno, infatti, verrà applicata un'accisa unica per la benzina e per il gasolio, fissata a 672,90 euro ogni mille litri, un intervento che segna una netta accelerazione rispetto al percorso di graduale avvicinamento previsto in origine da una norma del 2025. Quest'ultima, che contemplava aggiustamenti minimi annuali, viene dunque superata da una manovra più decisa, la quale, se da un lato semplifica il sistema tributario, dall'altro produce effetti immediati e contrapposti sui due carburanti più diffusi.
Le reazioni del settore degli autotrasporti
Mentre chi possiede un'auto a benzina, a parità di condizioni di mercato, vedrà un lieve calo nel prezzo alla pompa, per i possessori di veicoli diesel si prospetta un aumento significativo, quantificato in 4,05 centesimi per litro. Una variazione che, sebbene possa apparire modesta al singolo automobilista, assume un peso specifico notevole per le aziende di autotrasporto, le quali, come emerso dalle proteste di alcuni operatori ferraresi, vivono di margini operativi estremamente ridotti. "È un aumento importante e inatteso, che rischia di mettere in difficoltà tante imprese", ha dichiarato Dario Passaniti, presidente della categoria Trasporti per un'associazione di categoria, sottolineando come la feroce competitività del settore impedisca di traslare tali maggiorazioni di costo direttamente sulle tariffe finali offerte alla clientela.
Un aggravio per la competitività
L'anticipo dell'allineamento, attuato in un'unica soluzione invece che in modo scaglionato, stravolge gli equilibri economici sui quali molte compagnie avevano basato le proprie previsioni. Passaniti ha definito l'incremento "un aggravio di tassazione penalizzante per il sistema", ricordando come le imprese italiane già sopportino un'onerosità fiscale sui carburanti che supera del 24,9% la media dei Paesi dell'Eurozona. Questo divario, che si traduce in un'esazione di 632 euro ogni mille litri prima della nuova manovra, rischia quindi di ampliarsi ulteriormente, con ripercussioni che potrebbero intaccare non solo la redditività ma anche i livelli occupazionali in un comparto già fortemente provato.
Le prospettive del mercato
La scelta legislativa, che mira a una razionalizzazione del prelievo, finisce così per alterare gli equilibri di mercato, spostando l'ago della bilancia a favore della benzina. Se le condizioni internazionali dei listini petroliferi rimarranno stabili, è plausibile assistere a uno storico sorpasso del prezzo del gasolio su quello della benzina, invertendo una tendenza consolidata che per anni ha visto il carburante per i motori diesel essere economicamente più vantaggioso. Una trasformazione che, al di là delle immediate reazioni, potrebbe indirizzare le scelte future dei consumatori e influenzare le strategie produttive delle case automobilistiche, sempre più orientate verso la transizione energetica.




